ll presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha parlato della cosiddetta “Fase 2” o “della ripartenza” nel corso dell’ennesima diretta social e televisiva, così come annunciato dal suo profilo personale di Facebook,  notizia poi condivisa dalla pagina Facebook ufficiale di “Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri“.

Da quello che si è capito il 4 maggio ripartirà tutta l’industria, tutti i cantieri, tutto il manifatturiero.

funerali si potranno celebrare “possibilmente all’aperto” con massimo quindici persone.

Gli sport individuali dei professionisti o di interesse nazionale potranno riprendere gli allenamenti al chiuso, mentre le squadre dovranno attendere il successivo giorno 18.

Il 18 maggio ripartirà il commercio al dettaglio, musei, mostre, biblioteche; mentre bar, ristoranti ed “attività” per la cura del corpo dovranno attendere l’1 giugno (ponte del 2 giugno permettendo)… Nulla si è detto per la cura dello spirito, come per la celebrazione delle Messe anche se, dopo la dura presa di posizione della Cei (Conferenza episcopale italiana) è arrivata una nota di palazzo Chigi che sull’argomento rinvia all’ennesimo redigendo protocollo di sicurezza… .

Le scuole non riapriranno ed il 17 giugno esami di maturità “di persona personalmente“, ma solo orali.

Sempre nel corso della conferenza stampa è emerso che ci si potrà muovere all’interno della stessa regione per trovare i familiari ma con una nuova autocertificazione. Rimane l’obbligo delle mascherine che saranno vendute con il prezzo imposto a 0,50 centesimi.

Ma, ha tenuto a sottolineare il presidente Conte, tutto è subordinato ai protocolli di sicurezza in via di elaborazione per ogni singola attività e alla verifica giornaliera dei dati numerici sull’andamento della pandemia per ogni località italiana.

Ed è qui che il caso Siracusa è chiarificatore delle incertezze e titubanze del governo centrale emerse fra le righe della stessa  conferenza stampa che avrebbe dovuto rilanciare definitivamente l’Italia con la “Fase 2”. Il virus è ancora in mezzo a noi, nonostante si cerchi di nasconderlo. Tuttavia è oltremodo ingiustificabile il balletto di numeri siracusani sui “positivi”, sui “guariti”, ecc. forniti in questi giorni: c’è anche chi stava gridando al miracolo! Dimezzati da un giorno all’altro per poi raddoppiarsi nel giro di poche ore dopo le denunce giornalistiche di “errori” (orrori)!

Nell’accesa denuncia dei vescovi circa il perdurare del blocco della celebrazione eucaristica con il concorso dei fedeli in effetti emerge la vera difficoltà del governo: l’incapacità di svincolarsi dalle logiche del consenso quotidiano dettate dai social e dai sondaggi e affrontare la pandemia con verità, a partire dai numeri del contagio e del bilancio statale (che è anche un bilancio sociale). Un coraggio che può avere solo chi ha chiaro in mente in quale porto far attraccare la nave che dovrebbe governare.

Per questo condividiamo le preoccupazioni Padre Francesco Occhetta, del collegio degli scrittori di Civiltà Cattolica: “Pieno appoggio ai Vescovi italiani che “non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio delle attività di culto“. Era stato fatto tutto per regolare le norme sanitarie ma è stata esclusa “arbitrariamente la possibilità di celebrare la messa con il popolo”. Si possono tutelare così le libertà, inclusa la libertà religiosa? Le scelte le prendono i politici o i tecnici? Ma quale modello culturale sta prevalendo?”

 

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