Titolo della settimana: I Predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg, anno 1981.

Classe ’81, ottima annata, come direbbero i produttori del buon vino, tanti i film da ricordare e ai quali accostare la parolina capolavoro non è reato. Nonostante tutto quello che sta accadendo attorno a noi di poco piacevole, certe ricorrenze non devono e non possono passare sottotraccia, anzi devono diventare dei veri e propri toccasana, come dei vaccini naturali dell’anima, perché fare sport, leggere un bel libro o guardare un film può aiutare il corpo e la mente.

Oggi squilli di tromba cari lettori, parliamo di un film che compie 40anni, di quel genio di Cincinnati Usa che risponde al nome di Steven Spielberg: I Predatori dell’arca perduta. Se esiste la perfezione cinematografica questa è una delle pellicole da prendere in seria considerazione. L’idea nasce dalla testa di un altro enfant prodige del cinema usa, nonché collega e amico sin dai tempi del college di Spielberg, quel George Lucas reduce dal successo planetario di Star Wars.
È lui a suggerire all’amico, anche lui non da meno come successi del calibro de Lo squalo e Incontri ravvicinati, scusate se è poco. Un film che omaggiasse i classici dell’avventura  anni 30 e 40 con protagonista un Professore -Archeologo con la fissa per i vecchi libri, testi, oggetti sacri e Arche dell’alleanza.
Basta un attimo  e i due sono  già al lavoro, vengono coinvolti nella stesura del progetto anche Philip Kaufman e Lawrence Kasdan che si occupa della sceneggiatura, al resto penserà lui il fuoriclasse Steven e manco a dirlo ne viene fuori una storia che è la fusione perfetta di svariati generi, una vera e propria summa che va dai fumetti all’avventura esotica, da James Bond al Western, dalla commedia sofisticata anni 50 addirittura all’Horror.
Tutto con al centro Indiana Jones che dopo il rifiuto di Magnum PI Tom Selleck, che credo ancora oggi  si starà mangiando le mani, prende le sembianze di Harrison Ford, che Lucas conosce molto bene essendo Han Solo nella saga di Guerre Stellari.
Per fare le cose in grande Spielberg, dopo qualche porta in faccia riesce a convincere i boss della Paramount a finanziare il progetto. Ebbe cosi inizio una delle avventure cinematografiche più incredibili della settima arte. Dopo un prologo iniziale nel quale scopriremo il nostro eroe e dove il regista con un colpo da fuoriclasse come solo i grandi sanno fare, omaggia la Paramount con il logo, in segno di ringraziamento.
Il prof Jones viene contattato dal governo inglese che   lo avverte che Hitler ha sguinzagliato i suoi sulle tracce dell’Arca dell’alleanza che Dio in persona consegnò a Mosè tremila anni prima e la leggenda vuole che chiunque entri in possesso di essa guadagni l’immortalità e il dominio sul mondo. Indiana non si lascia pregare e vola subito con destinazione Egitto, dove l’Arca è stata segnalata, con una piccola tappa in Nepal dove rivede Marion, da sempre innamorata di lui. Da questo momento in poi è come salire sulle montagne russe e scenderne dopo 100 minuti con tante scene e avvenimenti entrati nell’immaginario collettivo di intere generazioni e vi posso garantire che rivisto pochi giorni fa per l’ennesima volta non ha perso smalto ne potenza visiva e nonostante lo si conosca a memoria non smette di stupire. Vederlo in quel lontano 1981, per caso nel cinema parrocchiale del mio paese è stata un’esperienza quasi unica perché a quel tempo andare al cinema era come dice Forrest Gump “Aprire una scatola di cioccolatini e non sapere cosa trovi“, mentre oggi quando andiamo in sala, sappiamo già tutto o quasi della pellicola in questione, anzi a volte si va nelle multisale senza sapere che film si va a vedere tanto si sceglie sul posto, ma sono passati 40anni e i tempi cambiano e anche noi: ma i Capolavori non cambiano, quelli restano. Nel 2000 I Predatori è stato scelto per la conservazione nella biblioteca del congresso degli Stati Uniti d’America come patrimonio culturale.
Colonna sonora di John Williams ancora oggi divenuta un classico usata da programmi televisivi e radiofonici. Diede vita a un trittico con Indiana Jones e il tempio maledetto 1984 e Indiana Jones e l’ultima crociata 1989, dove conosceremo il padre Jones senior  interpretato con classe e humour da Sean Connery. Da evitare accuratamente il quarto episodio. Infine gli effetti speciali, nonostante sia passato molto tempo sono ancora divertenti e non prendono il sopravvento sui personaggi e sul racconto e senza l’insopportabile computer grafica utilizzata oggi. Spielberg di origini ebree, tornerà dodici anni dopo a parlare di nazismo, con Scindler’s list altro film da preservare, ma stavolta non ci divertiremo anzi… rifletteremo.
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