“Prometeo incatenato” di  Eschilo ha inaugurato la 58.ma stagione degli spettacoli classici al teatro greco di Siracusa promossa dall’Inda, gremito in ogni ordine di posti.  La   scenografia scarna ed inconsueta,   a primo impatto spiazza gli spettatori: sarebbe facile  paragonarla  ai faraonici allestimenti degli spettacoli di Livermore, tuttavia la scelta del regista di rendere  una scena post industriale è una metafora che ai siracusani, con il petrolchimico destinato ad un incerto destino, qualche riflessione l’avrà certamente suggerita.  Il testo di Eschilo, tradotto da Roberto Vecchioni,  presente sulle  gradinate del colle Temenite ed applaudito a lungo dal pubblico, è il primo di una trilogia sul mito di Prometeo, ma delle altre due opere “Prometeo portatore di fuoco”  e “Prometeo liberato”  sono giunti a noi  solo  dei frammenti.

Il dio del fuoco, Efesto, inchioda a una roccia   della Scizia il ribelle Prometeo, sotto l’occhio vigile di Cratos (che simboleggia il Potere) e Bia (la Forza). Prometeo viene punito per avere fatto dono agli uomini del fuoco. Le Oceanine,   ed Io – desiderata da Zeus e trasformata in giovenca da Era per gelosia ed alla quale il Titano predice il suo futuro e la fine di Zeus – tentano di portargli conforto e consiglio. L’arrivo di Oceano, parente e amico di Prometeo , per indurlo a piegarsi a Zeus,  non ha successo. Il dio Ermes, inviato da Zeus per estorcere a Prometeo il segreto che potrebbe causare la disfatta, non riesce nell’intento e Prometeo viene sprofondato nel Tartaro, un burrone senza fondo nelle viscere della terra.

Prometeo è il simbolo della ribellione contro il potere tirannico, che però soccombe di fronte alla necessità impersonata da Zeus, ma diviene anche simbolo  dei rischi che si corrono superando i propri limiti.

Gli interpreti principali sul palcoscenico  sono Alessandro Albertin , nel ruolo di Prometeo , Denise Ozdogan (Io), Silvia Valenti (Bia), Davide Paganini (Kratos), Michele Cipriani (Efesto), Alfonso Veneroso (Oceano), Pasquale Di Filippo (Ermes).

Il regista Leo  Muscato, alla sua prima esperienza a Siracusa,   ha dichiarato nella presentazione delle rappresentazioni classiche, che per lui Prometeo rappresenta il degrado e  vede in questa rappresentazione il tema del progresso umano, tentando di metterlo in scena in modo attuale. Io credo che il regista, nell’ambito di un’apprezzabile messa in scena,  abbia impresso un ritmo troppo lento alla narrazione. Ho ammirato l’interpretazione di Deniz Ozdogan, che non conoscevo, nel ruolo di Io, e la resistenza stoica del protagonista infreddolito, il bravo Alessandro Albertin, collocato per tutto il tempo in una scomoda posizione. Convincente il coro delle Oceanine.

Vedere le rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa è sempre una grande emozione. Ed è stato ancor più emozionante vedere il teatro gremito in ogni ordine di posti, da un pubblico che ha apprezzato ed applaudito a lungo, sul proscenio, interpreti, regista, traduttore, dimostrando di avere gradito la ripresa di una tradizione centenaria, orgoglio della città  di Siracusa.

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