SIRACUSA – Una petizione per chiedere al Governo di impugnare la legge ‘facilita aborto’ che l’Assemblea regionale siciliana -a scrutinio segreto (sic!)- ha approvato con la quale si tende ad assumere ginecologi non obiettori di coscienza. A lanciarla è l’associazione “Pro vita e famiglia onlus”. “In Sicilia -si legge nella nota a firma della portavoce dell’associazione, Maria Rachele Ruiu- hanno fatto qualcosa di inaudito: hanno approvato una legge che permette di assumere negli ospedali solo medici disposti a praticare aborti. Tradotto, se sei un medico che vuole custodire la vita e non sopprimerla… sei fuori. Può un medico essere costretto a scegliere tra il suo lavoro e la sua coscienza? Parliamo di persone che hanno scelto di proteggere e curare la vita, non di sopprimerla. Discriminarle per i loro convincimenti morali… non è solo ingiusto. È disumano. Per questo la risposta alla mia domanda non può essere che una sola: NO, MAI! Un “MAI” che dovrebbe essere scolpito nella pietra di ogni società civile. Invece, questo attacco senza precedenti alla libertà e alla professionalità dei medici, con tanto di possibilità di licenziamento per chi obietta in un secondo momento, è legge. Le conseguenze sono agghiaccianti: il Servizio Sanitario Nazionale non cerca più il medico migliore, ma chi è disponibile ad uccidere. Una discriminazione illegittima che colpisce chi osa pensare, chi osa dire no, chi osa restare fedele a se stesso. ATTENZIONE: se non interveniamo ora, il caso della Sicilia può diventare un modello per tutte le Regioni d’Italia. Questo pericoloso scivolamento è già in atto. Il Governo ha il potere ed il dovere di impugnare questa legge entro il 26 luglio”. Una normativa generatrice, prosegue la Ruiu, “di triplice violenza: sui medici che si trovano davanti ad un ricatto crudele: o tradisci la tua coscienza o non lavori; sulle donne, abbandonate ad un sistema che sa proporre solo l’aborto, ma non alternative concrete, aiuto, speranze; sui bambini nel grembo, inermi, che non possono difendersi. Addirittura per l’iniqua “194”, mentre l’aborto è una facoltà, l’obiezione di coscienza è un diritto”. E’ palese la violazione della normativa regionale nei confronti della Costituzione, a parere dell’associazione, in relazione agli articoli 3, 4, 13 e 21 (principio di uguaglianza, diritto al lavoro, libertà di coscienza) tale da giustificare il diritto all’impugnativa da parte del governo nazionale. Conclude la Ruiu:“La domanda è inevitabile: chi ha avuto il coraggio di fare una cosa simile? Lo scandalo è che questa legge è stata approvata in una Regione a guida centrodestra, con voto segreto, senza che nessuno si assumesse pubblicamente la responsabilità. Mentre la sanità siciliana è al collasso, tra liste d’attesa infinite e carenza di personale, la priorità è diventata escludere i medici obiettori. Una scelta grave, ideologica, che colpisce la coscienza e tradisce i valori della buona politica”. In effetti c’è da indignarsi e mobilitarsi, in quanto i cosiddetti “figli d’Ercole” (eufemismo che offende Ercole) l’hanno fatta davvero grossa, dietro il comodo paravento del voto segreto. La norma che fa gridare allo scandalo, approvata con 27 voti favorevoli e 21 contrari, è quella contenuta nell’articolo 2 della legge regionale n. 23 del 5 giugno 2025 recante “Norme in materia di sanità“, votata il 27 maggio e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della regione siciliana il 13 giugno scorso. Detto articolo sulle “aree funzionali per l’interruzione volontaria di gravidanza” testualmente stabilisce: “Ai fini dell’applicazione della legge 22 maggio 1978 n. 194 e successive modificazioni, le aziende sanitarie e ospedaliere del servizio sanitario regionale istituiscono, laddove non siano già presenti, le aree funzionali dedicate all’interruzione volontaria di gravidanza in seno alle unità operative complesse di ginecologia e ostetricia. L’assessore regionale per la salute, con proprio decreto da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce gli indirizzi relativi al funzionamento e all’organizzazione delle aree funzionali all’igv. Le aziende sanitarie e ospedaliere, nell’ambito delle ordinarie procedure selettive di reclutamento già previste nei piani triennali del fabbisogno del personale, dotano le aree di cui al comma 1 di idoneo personale non obiettore di coscienza. Qualora le aziende sanitarie e ospedaliere, per effetto della cessazione dei rapporti di lavoro o di successiva obiezione di coscienza da parte del personale reclutato ai sensi del presente comma, rimangano prive di personale non obiettore, le stesse avviano procedure idonee a reintegrare le aree funzionali del personale non obiettore, nei limiti delle disponibilità delle piante organiche, entro 120 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di obiezione o della cessazione del rapporto di lavoro”. Di questo provvedimento ne ha parlato anche il quotidiano “Avvenire” lo scorso 29 maggio, in un articolo con un intervento di Pino Morandini, componente del direttivo nazionale del Movimento per la vita italiano. Severo il giudizio, che condividiamo, sulla violazione dei diritti costituzionali insiti in questa norma, di cui il Pd siciliano è stato sponsor con la vigliacca, tacita connivenza di chi dovrebbe essere, per definizione ed appartenenza, pro vita. Vedremo come andrà a finire: in una Sicilia allo sfascio sanitario, dove il malaffare è sotto gli occhi di tutti anche nelle stanze che contano, a questo pensano i cosiddetti “figli d’Ercole”.
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