Il marmo custodito a Siracusa raffigura “il disegno della salvezza”

Per queste festività abbiamo scelto di fare gli auguri ai nostri lettori in modo speciale, condividendo nuovamente un articolo apparso nelle pagine tipografiche di Cammino del Natale 2007. Un racconto che accompagna alla scoperta del Sarcofago di Adelfia, prezioso reperto archeologico custodito al Museo P. Orsi e considerato fra le più antiche raffigurazioni artistiche del presepe di Betlemme.

Un caro augurio di gioia natalizia e pace per il nuovo anno alle vostre famiglie, da parte di tutti i collaboratori di Cammino.

Il sarcofago di Adelfia

Il 12 giugno 1872, durante una campagna di scavi nella Catacomba di San Giovanni a Siracusa, l’archeologo Francesco Saverio Cavallari, allora direttore delle Antichità di Sicilia, fece una scoperta straordinaria. In una delle rotonde del cimitero sotterraneo, sotto una struttura simile a un altare, venne individuato un vano nascosto che rivelò la presenza di una sepoltura di grande importanza. Rimosso l’altare, emerse un magnifico sarcofago marmoreo, decorato sul fronte con un ricco apparato figurativo a doppio registro, che custodiva lo scheletro di una donna deposta in una cassa di piombo.

(H)IC ADELFIA C(LARISSIMA) F(EMINA)

POSITA CONPAR

BALERI COMITIS

Qui è deposta Adelfia, famosissima donna, moglie del conte Valerio.

 

Un’iscrizione incisa sul sarcofago identifica la defunta come Adelfia, definita clarissima femina, moglie del conte Valerio. L’opera è databile alla seconda metà del IV secolo d.C., in età costantiniana, e rappresenta uno degli esempi più rilevanti dell’arte funeraria tardoantica.

Il sarcofago, pur ispirandosi alla tradizione della scultura romana, introduce una significativa innovazione: la decorazione non segue un ordine cronologico rigoroso, ma propone e talvolta ripete un insieme di scene – in totale tredici – tratte sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento. Questo insieme iconografico ha dato origine a un’opera unica, oggetto di dibattito tra gli studiosi. Secondo un’interpretazione autorevole, come quella proposta da Deichmann nel 1984, la sovrapposizione e la fusione delle scene non sarebbero casuali, ma mirate a trasmettere l’idea di un unico grande evento: il disegno della salvezza.

Di particolare rilievo è l’altorilievo scolpito sull’attico del coperchio, sul lato destro, che raffigura l’Adorazione dei Magi. I tre Re avanzano portando i loro doni – una corona d’oro, l’incenso e la mirra – verso una tettoia coperta da tegole, sotto la quale si trova il Bambino Gesù, avvolto in fasce e deposto in una cesta. Ai suoi piedi compaiono il bue e l’asino, mentre uno dei pastori, destinatario dell’annuncio angelico della nascita di Cristo, è raffigurato accanto alla scena. A chiudere la composizione vi è la figura seduta della Madonna.

Questa rappresentazione è considerata una delle più antiche immagini della Natività e introduce elementi – come la tettoia-capanna, il bue e l’asinello – destinati a diventare simboli fondamentali del presepe cristiano. La grotta, invece, richiama una tradizione di origine orientale alternativa alla capanna.

Dopo essere rimasto a lungo sottratto alla fruizione pubblica, il sarcofago fu temporaneamente esposto in occasione del Giubileo del 2000 nella Cappella Sveva, durante una mostra promossa dall’Arcivescovado. Oggi è nuovamente visibile nel settore D del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dove continua a essere ammirato non solo per il suo valore artistico, ma anche come testimonianza della continuità culturale tra la tradizione classica e le origini del cristianesimo.

Laura Cassataro, Cammino 22 12 2007

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