SIRACUSA –  Il nove e l’undici gennaio del 1693 uno dei più tremendi terremoti della storia d’Italia distrusse gran parte delle città della Sicilia sud-orientale. Secoli di cultura, arte, tradizioni spazzate via nello spazio di un miserere. Si creò uno iato tra i secoli pre e tempi post 1693. In molte città i cittadini, la classe politica e la chiesa, passati i primi momenti di terrore e di sconforto, per molti il sisma era considerato una
sorta di pre-annucio della imminente fine del mondo, colsero l’occasione per pensare, progettare e costruire un “mondo nuovo”. Il fermento socio-culturale, pur nella ristrettezza delle risorse, che si creò diede vita alla nascita del cosiddetto “barocco siciliano” di cui Noto, Palazzolo, Modica, Scicli, Avola, con le loro chiese e palazzi e la forma urbana sono l’esemplificazioni più evidenti e famose. Uomini di governo come Giuseppe Lanza duca di Camastra, il marchese Pignatelli per Avola, il vescovo di Siracusa Asdrubale Termini si fecero promotori della ricostruzione chiamando i migliori urbanisti, architetti e mastri muratori come il gesuita Fra Angelo Italia, Giuseppe Formenti, Giovanni Vermexio, Vincenzo Vella, Carlos de Grunembergh, Rosario Gagliardi, Carlo Maria Carafa, Michele da Ferla, Vincenzo Sinatra, Tommaso Napoli, Paolo Labisi, Alonzo Di Benedetto, solo per citare i più noti, che asciarono sui bianchi blocchi di calcare di cui è ricco l’altipiano ibleo, la firma del loro ingegno e della loro creatività. Ancora oggi dopo trecentotrentatre anni persone da tutto il mondo vengono ad ammirare le loro opere, che fanno da scena muta alla nostra vita quotidiana. In molti centri ancora oggi si fa memoria di quell’evento, si ricordano le decine di migliaia di vittime innocenti. L’undici gennaio si usa celebrare una messa in ricordo di quelle vite, molte delle quali anonime, la cui esistenza cessò bruscamente. Oggi più che mai è necessario ricordare quegli eventi, quelle persone, fare memoria, farsi domande, studiare, indagare come fu possibile quel miracolo. Se oggi la Sicilia orientale è patrimonio dell’umanità si deve anche a loro, al loro sacrificio, in fondo grazie a loro oggi possiamo ancora dire che “nel mezzo dell’inverno vi era una invincibile estate”.
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