LENTINI – Agli inizi del XIII secolo un giovane e benestante portoghese di nome Fernando decide di lasciare Lisbona per recarsi ad Assisi, per incontrare un coetaneo, che predica la povertà e uno stile di vita coerente con gli ideali del Vangelo, tale Francesco di Pietro di Bernardone meglio noto come Francesco da Assisi. Il viaggio non fu semplice, la nave fu spinta da una burrasca verso la Sicilia dove fece naufragio, vicino a Caronia e da li, il giovane Fernando, che nel frattempo aveva deciso di farsi chiamare Antonio, proseguì a piedi risalendo tutta la penisola. Nel 1225 Antonio di ritorno dal sinodo francese di Bourges, Anto fece di nuovo naufragio in Sicilia e come ricorda una antica tradizione, passando da Lentini fondò il convento dei Padri Minori Conventuali ai piedi del colle Evarco, dove esisteva una piccola chiesa dedicata a sant’Andrea. Ricordano sia Rocco Pirro, Conversano ed altri scrittori, che durante la costruzione dell’annessa chiesa crollarono parte delle impalcature e il fabbro Nicolò Demma, rimasto schiacciato sotto le murature, fu richiamato in vita da Sant’Antonio. In memoria di questi fatti nell’architrave della porta della chiesa, oggi posta sulla strada che porta al cimitero di Lentini, fu inciso il nome NICOLAUS. Il 25 marzo del 1401 muore nel castello di Lentini, durante una epidemia di peste la regina Maria d’Aragona, moglie di re Martino, che verrà seppellita nella chiesa dei padri Minori, come ricorda una lapide conservata all’interno della attuale chiesa dell’Immacolata. La salma della regina, successivamente verrà trasportata a Catania per essere seppellita in cattedrale. Era tradizione a Lentini ricordare la morte della regina alle due di notte di ogni anno con i tocchi della campana della chiesa. Il convento e la chiesa furono distrutti dapprima parzialmente dal terremoto del 1542 e poi completamente da quello del 1693. Ricostruiti nel 1723 la chiesa fu dedicata all’Immacolata. All’interno si conservano alcune opere, oggi disperse in altre chiese lentinesi, come una tavola con Sant’Antonio di Padova, secondo l’originale iconografia con in mano la sacra Scrittura e un giglio, inoltre un cinquecentesco Cristo alla colonna e un leone dalla folta criniera, di epoca romanica, forse la base di una acquasantiera. Con l’unità d’Italia il convento viene soppresso e i beni incamerati dal demanio statale. Alla prima metà del Novecento la chiesa e parte del convento diventano parte del nuovo ospedale di Lentini (nella foto, lo stato di abbandono e di degrado dei locali a servizio dell’ex ospedale civile).

Il convento, che era uno dei più prestigiosi della Sicilia verrà successivamente quasi del tutto demolito e la chiesa affidata alle suore Vincenziane della Carità. Le suore oltre ad assistere i malati dell’ospedale si dedicheranno anche alla catechesi e all’assistenza dei poveri e dei bisognosi. Dalla chiesa inoltre parte la processione per la festività di San Giuseppe. Alla fine del secolo scorso, la convenzione con le suore non è più rinnovata e a poco a poco la chiesa cadrà nell’oblio. Per un breve periodo la chiesa, diventata nel frattempo rettoria, è affidata a don Enzo Salemi che celebra la messa quotidianamente e raduna un gruppo di giovani, che si riuniscono la sera per la catechesi. Poi il nulla. La chiesa riaprirà ogni anno per la novena dell’Immacolata, ma nel frattempo l’edificio che avrebbe bisogno di urgenti restauri si deteriora sempre più sino a diventare inagibile e preda di balordi alla ricerca di “tesori” improbabili. Un altro pezzo di storia lentinese destinato a sparire per l’incuria di chi dovrebbe prendersene cura e di una collettività, sempre pronta a ricordare il passato remoto e a dimenticare quello prossimo.
