La fraternità OFS di Santa Lucia al Sepolcro accende i riflettori sul valore della vita

In un tempo storico segnato da profonde fragilità sociali, culturali ed esistenziali, il tema della vita torna con forza al centro del dibattito pubblico. Le questioni legate alla malattia, alla sofferenza, alla dignità umana e all’accompagnamento delle persone più fragili interrogano ogni giorno coscienze, istituzioni e comunità. In questo scenario, assumono un valore particolare le testimonianze capaci di riportare l’attenzione sull’importanza della cura, della vicinanza umana e della speranza, anche nei momenti più difficili dell’esistenza.

Questo il contesto sociale in cui la fraternità OFS di Santa Lucia al Sepolcro ha scelto di  accendere riflettori sul valore della vita grazie a un incontro di intensa riflessione, testimonianza e profonda spiritualità. Una serata promossa dalla fraternità dell’Ordine Francescano Secolare di Santa Lucia al Sepolcro di Siracusa, che – su iniziativa del Ministro locale OFS, Francesco Firullo – ha voluto riportare al centro del dibattito il valore della vita umana: “In un contesto sociale e mediatico in cui l’attenzione pubblica sembra spesso orientarsi verso il tema del “diritto alla morte”, noi francescani secolari vogliamo riportare al centro del dibattito e dell’attenzione il “diritto alla vita”. Lo facciamo e lo faremo, senza giudicare né condannare, con esperienze e testimonianze concrete che possano smuovere le coscienze”.

A moderare l’incontro sono stati il Ministro della fraternità, Francesco Firullo, e l’assistente spirituale fra Stefano Smedile, che hanno guidato la comunità in un dialogo aperto e rispettoso.

Molto significativa è stata la testimonianza di Angela Rotondo, membro del consiglio di fraternità e volontaria nell’ambito delle cure palliative ospedaliere, che ha raccontato la propria esperienza al fianco di chi sa che la propria esistenza sta per finire. Il suo intervento ha posto l’attenzione sull’importanza dell’accompagnamento alla morte di chi è altamente fragile.

Altro momento importante della serata è stata la testimonianza di Salvo Bisicchia, affetto da SLA, e della moglie Delia, che hanno condiviso il loro percorso umano e spirituale, segnato dalla malattia e dal coma e accompagnato dalla fede.

«Se avessimo spento la spina a Salvo nel momento più buio, come oggi il mondo spesso chiede, non avremmo mai scoperto la sua gioia di vivere e la sua immensa fede in Dio» è stato il messaggio che ha attraversato l’incontro, suscitando forte emozione e partecipazione tra i presenti. Una riflessione che ha voluto ribadire come ogni vita, anche quando ferita, continui a essere un dono prezioso.

L’auspicio finale della serata è stato la volontà di portare “la voce della vita” oltre i confini della fraternità, affinché possa raggiungere contesti sociali e culturali dove spesso prevalgono rassegnazione, paura o cultura dello scarto.

La fraternità OFS di Santa Lucia al Sepolcro rinnova così il proprio impegno a promuovere una cultura della cura, dell’accompagnamento e della speranza, nel solco dell’eredità francescana.

In una società sempre più veloce e spesso incapace di fermarsi davanti alla sofferenza umana, incontri come questo rappresentano un’occasione preziosa di confronto e consapevolezza. Il dibattito contemporaneo sul fine vita continua infatti a dividere opinione pubblica, politica e mondo culturale, ma richiama tutti alla necessità di non lasciare sole le persone più fragili. Le testimonianze ascoltate durante la serata hanno ricordato come la dignità della persona passi anche attraverso la vicinanza, l’ascolto e la capacità di accompagnare chi soffre. Un messaggio che oggi appare più attuale che mai, in un tempo in cui il rischio dell’indifferenza e della “cultura dello scarto” continua a interrogare profondamente la società contemporanea.

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