FRANCOFONTE – A volte, basta entrare in una palestra scolastica per capire quanto una comunità sia capace di reagire. All’istituto comprensivo “Dante Alighieri2, la presentazione del libro di Emanuele Craxi “L’Ambasciatore dei Randagi” non è stata soltanto un evento culturale, ma un momento in cui istituzioni, studenti e volontari hanno respirato insieme la stessa urgenza: educare al rispetto della vita, soprattutto quando quella vita pesa pochi grammi e non ha voce per difendersi. Seduti al tavolo dei relatori, il vicesindaco Floreana Schepis, la vice preside Patrizia Guccione, il dottor Vincenzo Caruso, l’assessore alla pubblica istruzione Camelia Turiano, l’assessore al randagismo Gaetano Navanteri e una rappresentanza della Polizia locale hanno dato forma a un fronte compatto. Non una presenza formale, ma un segnale chiaro: il randagismo non è un problema da delegare, è una responsabilità collettiva che si costruisce soprattutto tra i banchi di scuola. Le Giornate della legalità, organizzate dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune, da anni portano nelle classi temi che toccano il cuore prima ancora che la mente: il rispetto del bene comune, la tutela degli animali, la capacità di riconoscere e denunciare i maltrattamenti. Psicologi, amministratori, agenti della polizia locale e docenti parlano ai ragazzi con un linguaggio diretto, perché la legalità non è un concetto astratto, ma un gesto quotidiano. È scegliere di non ignorare un cane ferito.
È capire che un abbandono non è un fatto “di altri”, ma una ferita che riguarda tutti. E proprio mentre nella palestra si parlava di responsabilità, fuori dalle mura scolastiche arrivava l’ennesima storia che scuote le coscienze: quella del piccolo Dante, il cucciolo di quaranta giorni trovato paralizzato alle zampe posteriori e abbandonato dentro il cancello di una campagna. I volontari di “Amici Bau Bau” lo hanno raccontato con parole che non lasciano indifferenti, perché Dante non è solo un cane: è il simbolo di ciò che accade quando l’indifferenza diventa abitudine. È un cucciolo che succhia il dito in cerca di latte, che piange per il calore della madre che non ha più, che lotta per muovere le zampette che non rispondono.
È la prova che la crudeltà esiste, ma anche che esiste chi sceglie di opporvisi. Durante l’incontro, l’assessore Gaetano Navanteri ha ricordato che l’amministrazione comunale sta portando avanti un lavoro costante fatto di microchippature, sterilizzazioni, controlli e collaborazione con i volontari. Ma ha anche sottolineato che nessuna istituzione può bastare da sola.
La battaglia contro il randagismo si vince solo se la comunità intera decide di essere parte della soluzione, e questo significa educare i giovani, renderli consapevoli, far capire loro che ogni vita merita rispetto. Così, nella palestra della “Dante Alighieri”, tra gli sguardi attenti degli studenti e le parole dei relatori, è emersa una verità semplice ma potente: la scuola non è solo il luogo dove si imparano le regole, ma quello in cui si impara a essere umani. E quando istituzioni, docenti e volontari si siedono allo stesso tavolo, quel messaggio diventa più forte, più credibile, più necessario. “Francofonte ha scelto di non voltarsi dall’altra parte”, ha detto la vicesindaco Floreana Schepis. E forse, proprio da un libro e da un cucciolo chiamato Dante, può nascere una generazione capace di trasformare la sensibilità in impegno e l’indignazione in cambiamento.
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