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La stampa cattolica, come e perchè

La stampa cattolica, come e perchè

La Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) ama sottolineare come la storia di buona parte delle testate delle diocesi italiane affonda le sue radici nel movimento sociale cattolico, fra gli ultimi decenni del secolo diciannovesimo e i primi del ventesimo. La fioritura prodigiosa di quotidiani (a inizio del ‘900 erano 26), di settimanali e di fogli d’ogni genere erano il meraviglioso frutto dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII (1891).

Erano il segno della creatività delle comunità cristiane italiane di fine Ottocento – fortemente impegnate sul fronte sociale – che spesso hanno saputo anticipare la presenza di altri giornali sul territorio, dimostrando grande lungimiranza.

Giornali spesso gloriosi, che hanno combattuto vere e proprie battaglie al tempo dell’unità d’Italia, soprattutto nel ventennio fascista, pagando spesso censure, requisizioni, licenziamenti di direttori, chiusure o sospensioni delle pubblicazioni, la loro opposizione al regime, difendendo sempre non solo la Chiesa, ma soprattutto la gente, come era stato ben delineato, fin dal 1887, nelle indicazioni finali del VII Congresso Cattolico Italiano di Lucca che indicava ai giornali del Movimento cattolico la linea del “difendere in ogni caso gli interessi della città e della religione (XXV, p. 19), dove per città si intendevano “le popolazioni di ogni centro piccolo e grande”.

Anche se con ritardo rispetto all’”agitazione” delle realtà del Regno d’Italia, né la Sicilia né Siracusa furono da meno. Soprattutto nella diocesi prima chieda d’Oriente, dove, per impulso del nuovo vescovo Giuseppe Fiorenza (1897-1905), voluto nell’Arcidiocesi proprio dal papa della Rerum Novarum, si editò “Il San Marciano”. Il periodico, inizialmente quindicinale, nacque sotto gli auspici del primo Vescovo siracusano: “Fregiamo nel suo nome quell’arma che sembra destinata a condurci alla vittoria: la stampa cattolica siracusana … fondare nella nostra cattolica Siracusa un giornale che ne difendesse i diritti e ne risollevasse le sorti civili e religiose”. La posizione di Fiorenza fu subito chiara: “Il san Marciano ci chiede il concorso delle nostre forze e noi glielo daremo” (Il San Marciano, 15 maggio 1897).

Il giornale seppe agitare “le acque stagnati di Sicilia”, infatti in quegli anni di radicali cambiamenti socio-economici, con un acceso confronto fra progressisti e conservatori, fu protagonista del dibattito cittadino e promotore della nuova aria interventista del movimentismo cattolico, così come promossa dalla fondamentale enciclica sociale di Leone XIII (Il Giornalismo Cattolico a Siracusa – L’agitazione clericale sotto l’episcopato di mons. Fiorenza, di Orazio Mezzio, E. Romeo Editore, Siracusa, 1997)

Un secondo impulso è venuto ai settimanali cattolici dopo la caduta del regime e alla riconquista della libertà e della democrazia: quelli già esistenti si sono consolidati e rilanciati.

Un terzo momento, certamente determinante, è stato il Concilio Ecumenico Vaticano II che ha dato un forte impulso ai “mezzi di comunicazione sociale” con il decreto Inter Mirifica (approvato il 4.12.1963).

Oggi, all’inizio del III millennio i periodici diocesani sono quasi 200, diffusi in tutto il paese, soprattutto – per numero e tiratura. nelle regioni del nord, anche se si osserva un crescente fermento anche nel centro sud: per un totale di circa 3 milioni di lettori a settimana.

Fra questi, circa 100 hanno attivato il sito on line (Fonte FISC).

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