Titolo della settimana: Baaria di Giuseppe Tornatore, 2009.

“Baaria” è un suono, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno dei ricordi ed è anche il nome di un luogo siciliano dove la vita degli uomini si dipana lungo il corso principale. Ma percorrendolo per anni avanti e indietro puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti (Giuseppe Tornatore ).

Al suo undicesimo lungometraggio Tornatore, scusate il gioco di parole, torna a casa.

Con la sua pellicola più costosa e ambiziosa ambientata nella natia Baaria (Bagheria ) ricostruita in maniera maniacale a Tunisi. Il film abbraccia cinquant’anni di storia e di vita siciliana dal ventennio fascista agli anni 80 con tutti i cambiamenti politici sociali e di costume attraverso tre generazioni di una famiglia i Torrenuova (Tornatore?). Da Cicco poverissimo pecoraro con una passione innata per i libri, i poemi, i romanzi cavallereschi e il teatro e soprattutto per la giustizia: valore che trasmette ai figli. Fra questi  Peppino, che fin da giovanissimo diventa un militante del Pci e molto presto, come si faceva allora, sposa Mannina non prima della classica “fuitina” per colpa del padre di lei (Picone ).

Francesco Scianna e Margaret Made’ rispettivamente Peppino e Mannina sono i veri protagonisti del film. Due vere rivelazioni, fino ad allora sconosciuti al grande pubblico. Ma Tornatore fidandosi del suo fiuto viene premiato. I due insieme a Lina Sastri e Angela Molina rispettivamente la madre anziana e la nonna di Mannina sono il motore trainante di tutta l’opera.

Attorno a loro un mosaico di volti noti, Buttitta, Pintacuda,Guttuso e facce anonime. Il regista riesce a mescolare cultura, impegno, superstizione popolare e storia nazionale che si intreccia con lo scorrere delle microstorie del paese. Convocando nell’infinito cast una miriade di attori conosciuti del nostro cinema, anche in piccole apparizioni di pochi minuti o addirittura secondi, che però restano impresse e andrebbero tutte citate. Ne abbiamo scelte alcune, senza nulla togliere alle altre. Leo Gullotta il “compagno” col cappotto, “accattativi i dollariBeppe Fiorello, il comizio di Michele Placido, il tour del giornalista del nord Raoul Bova nei luoghi della mafia, il tentato suicidio di Nino-Ficarra fratello di Peppino e poi il farmacista Burruano , Faletti, LoCascio, Lo Verso, Frassica e tanti ancora. Tutte le scene messe insieme formano un puzzle gustoso, struggente e nostalgico dai sapori antichi che fa’ di Baaria un flusso di ricordi senza soluzione di continuità.

C’è anche da dire che il film per essere compreso in maniera totale non può prescindere dal dialetto usato dove il racconto prende forma e si sviluppa. Perché senza di esso la pellicola perde tutta la sua profondità. Nonostante questo la pellicola ebbe grande successo al botteghino in ogni parte d’Italia dove uscì sottotitolato. Questo significa che Tornatore è sinonimo di garanzia. Solo una parte della critica storse il naso accusando il regista di magniloquenza eccessiva e furbata cinematografica, ma Peppuccio era preparato anche a questo, perché il suo era un atto d’amore sincero e dovuto alle sue origini e a tutta la Sicilia, che si è rivista ed ha rivisto la propria storia su grande schermo.

Tornatore firma il film dei suoi ricordi, della sua infanzia, per certi versi forse superiore a Nuovo Cinema paradiso in una parola firma il suo Amarcord o il suo Novecento tanto per citare due dei suoi maestri e fonti di ispirazione. Vedere la scena del volo finale tipicamente felliniana.

Tutti i racconti tramandati dai nonni dai bisnonni del paese da lui conservati in un cassetto (lo scrigno dei ricordi ) e tirati fuori al momento giusto prendono vita. Infatti vedendo Baaria sembra di ascoltare Li Cunti e davanti ai nostri occhi si materializzano immagini di storia dal periodo fascista dove era proibito anche ironizzare sul Duce, anche questa scena è fantastica, lo sbarco degli alleati, le lotte politiche o anche frammenti di vita tipicamente “nostre” come la già citata fuitina, i sciarri, a festa dde Santi, i fistini con le donne rigorosamente accompagnate da un parente, le lotte comunali che finivano a farsa e poi l’epocale avvento della televisione con il primi festival di Sanremo visti insieme come fosse un evento sportivo. Bellissima la scena in cui Mina canta “Le mille bolle blu“. Per chi vuole lasciarsi trasportare dal flusso dei ricordi e come dice Peppuccio Tornatore, dai “pizzini” della vita, Baaria è il film giusto.

Credito immagini: dalla rete.

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