Riceviamo e volentieri pubblichiamo il lavoro di studio e ricerca di alcuni studenti sortinesi, che, svolto prima del lockdown, diventa adesso motivo di impegno civico in vista della #Fase 3.

Il 21 febbraio è stato avviato il progetto “Adotta il sagrato” e le nostre professoresse di arte e immagine, Cinzia Fichera e Maria Rita Sgarlata, ci hanno portati, assieme ad altri insegnanti, a visitare il sagrato della chiesa Madre di Sortino. Appena arrivati abbiamo incontrato due signori esperti della storia del sagrato e del nostro paese: Simone Parrottino e Massimiliano Magnano, che si sono presentati e che poi hanno iniziato a darci molte informazioni sul sagrato.

Ci hanno spiegato che Sortino prima era un piccolo paesino di 6000 abitanti situato più a valle e che fu distrutto del terremoto del 1693 insieme a 700 chiese e 250 monasteri di tutta la Sicilia orientale, tra i quali anche parte del “monastero dei frati cappuccini” allora sopra il paese e della chiesa di Santa Sofia che ora si trova nel paese vecchio ed è nota come “Santa Sofia a rassu” (che significa “Santa Sofia fuori le mura, rasa al suolo o vecchia”). A Sortino c’era una famiglia di nobili feudatari che comandava, quella dei Gaetani, controllata dagli spagnoli che a quel tempo dominavano la nostra isola. Durante la ricostruzione del paese più a monte, i nobili del paese si stabilirono nella parte più alta del paese perché era sicuramente una posizione più favorevole e i Gaetani, che inizialmente vivevano in un palazzo situato dove oggi si trova il vecchio cimitero e che fu distrutto dal terremoto, ne ricostruirono un altro (nel 1784) dove si trova l’attuale plesso “Specchi” del nostro Istituto comprensivo Columba.

In seguito al terremoto, però, il primo edificio che si decise di costruire (1694) fu una capanna di legno chiamata la Sacra Capanna costruita attorno ad un fonte battesimale che si era salvato dal sisma. Un architetto che si chiamava Michelangelo Alessio disegnò il primo progetto della chiesa Madre, dedicata a San Giovanni Evangelista, e con essa il sagrato.
Il termine sagrato viene dal latino “sacratum” ed è appunto il luogo sacro che sta davanti alla chiesa e che serviva in passato anche da rifugio. Il sagrato (iniziato nel 1774 e finito 10 anni dopo) rappresenta l’elemento simbolo dell’intera comunità sortinese perché racchiude in sé la tradizione e religiosità. Ricorda infatti i disegni tipici delle coperte che anticamente venivano lavorate dalle sapienti mani delle donne sortinesi (“vancali”) e che si mettevano ai piedi del letto e nello stesso tempo le decorazioni geometriche svelano un sistema cifrato di elementi simbolici in cui la comunità ha trascritto e riposto la propria identità e le proprie speranze di continuità.

Il sagrato, come una sacra coperta ai piedi della chiesa Madre dedicata s san Giovanni apostolo ed evangelista, è un ciottolato, cioè un insieme di pietre di vari colori raccolte dagli abitanti di Sortino dal fiume Anapo e trasportate al paese dagli stessi sortinesi. In realtà possiamo dire che erano le donne sortinesi che, andando a lavare i panni al fiume, raccoglievano delle pietre di forma e dimensione ben precise. Le pietre potevano essere posizionate di testa verso l’alto, a coltello, di piatto e a spina di pesce. Anticamente il sagrato era recintato in tutto il suo perimetro mentre oggi possiamo trovare solo dei pilastri sormontati da pigne che simboleggiano l’abbondanza. Il sagrato come abbiamo precedentemente detto è un simbolo religioso; negli scalini d’entrata possiamo trovare dei fiori a quattro punte (simbolo di purezza) che servivano ad allontanare gli spiriti malvagi davanti alla chiesa e nella parte superiore; davanti all’ingresso, si trova una grande stella a otto punte con due corone ai lati che sono disposte come raggi solari.
I ciottoli sono disposti a formare disegni geometrici dove si distinguono triangoli (il triangolo è simbolo della trinità) che messi insieme formano le losanghe, linee zig zag, rombi, calici sormontati da forme circolari, disegni a forma di x (forse a simboleggiare il nome di Cristo) e alcuni di questi rappresentano simboli della fertilità e del culto alla dea madre, diventato poi culto alla Madonna. Inizialmente abbiamo pensato che il sagrato è un bel posto anche per giocare ma il problema è che oggi lo stiamo distruggendo anche se semplicemente ci camminiamo sopra, perché è diventato delicato. Fino a circa trent’anni fa era ancora in buono stato, ma oggi gran parte di esso è completamente distrutta, con spaccature dappertutto, buche per la mancanza di molte pietre e l’erba cresce dovunque. Il sagrato sappiamo tutti che in parte può essere stato rovinato dal tempo e dagli agenti atmosferici ma anche da quelle persone che non comprendono la sua importanza e che più o meno consapevolmente lo danneggiano.
Non ci avevamo mai fatto caso ma oggi sappiamo che il sagrato è una vera e propria opera d’arte. Ci sono voluti 100 anni per costruirlo e moltissimi di meno per distruggerlo.
Purtroppo, a causa del Covid-19, abbiamo dovuto interrompere tutte le attività scolastiche in presenza comprese quelle legate al progetto ma tutto quanto è solo rimandato! Abbiamo in “cantiere” tante belle idee per promuovere e far conoscere il nostro sagrato.
Raccomandiamo ai nostri concittadini di non danneggiarlo e di salvaguardarlo eventualmente con una raccolta fondi che potrebbe servire per il suo restauro ma soprattutto vogliamo sensibilizzare gli enti culturali che si occupano della tutela del nostro patrimonio. Sarebbe davvero un peccato perdere un bene così importante e così bello, per questo chi lo rovina andrebbe denunciato.

Gli alunni delle prime classi della scuola secondaria di primo grado
1° Istituto Comprensivo “Columba”
Scuola Infanzia – Primaria – Secondaria 1° Grado ad indirizzo musicale
 Sortino (SR)

 

Immagine in evidenza: Copertina del libro “SUL SAGRATO” di Massimiliano Magnano

con traduzione in inglese di Stefania Calabrò e Giulia Sottile e illustrazioni di Simone Parrottino – Edito da Prova d’Autore.

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