Il tema proposto da Cammino, in vista delle elezioni anticipate per il rinnovo del Parlamento, sposa il disagio di una forza politica cittadina che osserva e subisce il dibattito nazionale e l’inerzia politica della classe dirigente che lo alimenta.

Civico4”, infatti, rintraccia la sua ragione di esistere e il proprio spirito identitario nelle battaglie civili per la qualità di vita della propria città, Siracusa. “Civico4” nasce dalla consapevolezza che nutrire il senso di appartenenza alla propria città e alla propria comunità rappresenti il sale di un impegno civile per un luogo migliore in cui far crescere i propri figli. Se oggi sentiamo questa necessità, ciò accade perché le classi dirigenti nazionale e regionale hanno gravi responsabilità rispetto alla condizione di degrado attuale.

Un esempio, tra tutti, è la mancata riforma dell’ordinamento locale. Gli enti locali sono stati utilizzati a lungo – proprio dalle classi dirigenti nazionale e regionale – come “specchietti per le allodole” per dire ai cittadini che i partiti si occupavano del “taglio dei costi della politica” e dell’abolizione di alcuni enti intermedi quale panacea per la risoluzione dei problemi delle nostre comunità.

Il risultato è stato quello di impoverire la capacità di intervento degli enti locali su temi cruciali come, ad esempio, le scuole, che sono comunque rimaste nella sfera delle competenze di enti a cui sono state sottratte risorse economiche e classi politiche. Vedi il caso dei cosiddetti “liberi consorzi”.

Si calcola che oggi il Pnrr offrirebbe alle Province nel nostro Paese quasi 2 miliardi di euro per ammodernare 1.500 scuole superiori in un contesto “azzoppato” come quello siciliano, in cui le ex Province non sono mai state messe in condizione di ripartire, di avere uomini e mezzi per progettare, di avere nuovamente una classe politica per condividere le priorità coi propri territori.

D’altra parte, se vogliamo parlare di “Città dell’Uomo” non possiamo non parlare di questi argomenti, cioè della formazione e della crescita dei nostri figli, delle pari opportunità dei giovani del meridione affinché possano esprimere al meglio i loro talenti e le loro potenzialità, della qualità di vita a loro riservata nelle comunità in cui vivono. E tutto questo, francamente, appare concretamente estraneo dalle agende del quinquennio di governo che si conclude a Roma e a Palermo e delle campagne elettorali alle porte.

Per queste ragioni, agitare le bandiere delle nostre identità cittadine e dei bisogni delle nostre comunità diventa, oggi più che mai, uno stato di necessità.

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