Solennità dei Santi e Commemorazione dei Defunti
La fede e tutta la stessa vita cristiana sono sorrette, animate e costantemente sostenute dalla luce della Pasqua, motivo di speranza nella salvezza eterna e pegno di immortalità per tutti coloro ai quali Gesù Cristo ha donato la propria vita.
Ogni giorno celebriamo nella liturgia il Mistero Pasquale e viviamo l’intera esistenza in virtù della redenzione che scaturisce dalla Passione e dalla Resurrezione di Cristo.
Tutto il cristianesimo, quindi, parla di vita, di vita vera ed eterna. Gesù stesso è la nostra Vita (cfr. Gv 14,6), ed è sempre valida per tutti noi la sua promessa: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).
Un raggio di questa luce, particolarmente sfavillante per la multiformità delle sue colorazioni, è quello che promana da un aspetto della partecipazione alla vita del Risorto: la comunione dei santi.
Articolo di fede del Credo apostolico e della professione battesimale, questo mistero parla di Cielo e di eternità, di resurrezione e di vita: il Paradiso è popolato da «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9), che unitamente alle innumerevoli schiere angeliche vivono nella luce di Dio, adorando la gloria del suo Volto per sempre.
I santi di ogni tempo e di ogni luogo, coro di redenti che rallegra la Gerusalemme celeste, Chiesa trionfante, sono una realtà viva e vera, e scortano perennemente il trono di Cristo coronando lo splendore del suo ritorno glorioso: «Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi» (Zc 14,5).
Coloro che hanno vissuto da santi la vita sulla terra, vivranno per sempre da beati la vita in Cielo, lì dove non vi sarà mai più né dolore né lutto, ma solo gioia perfetta ed eterna: «Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto» (Is 25,8; cfr. Ap 21,4).
Anche le anime redente dei nostri cari fratelli defunti, dei quali con rispetto e amore onoriamo la memoria, siedono al gioioso banchetto del Cielo, preparato da Dio stesso per la beatitudine dei suoi figli (cfr. Is 25,6).
La santità è sulla terra una prova che il Vangelo di Gesù Cristo è in ogni tempo e in ogni luogo vivibile e vissuto nella vita reale degli uomini, segno di vittoria della Croce sul mondo e pegno di gloria della Resurrezione anche al di là di questo mondo.
Le due ricorrenze liturgiche del 1° e del 2 novembre, così intimamente correlate tra loro da costituire un continuum ininterrotto di celebrazioni, ci riconducono alla pienezza della vera gioia e della più genuina speranza cristiana, che parla di Cielo e di vita eterna: una verità di fede sulla quale non mediteremo mai abbastanza, e che dovrebbe costituire un punto di riferimento costante nella vita di ogni cristiano.
Contempliamo con gioia il Paradiso, con tutta la sua gloriosa teoria di angeli, santi e anime salvate, che in un unico coro lodano Dio e intercedono presso di Lui per tutti noi pellegrini sulla terra: un vero e proprio “laboratorio di resurrezione” alla quale ci prepariamo con fede imitando gli esempi virtuosi di santità e invocando fiduciosi la benevolenza dei nostri protettori e dei nostri cari defunti, in quella circolazione soprannaturale di amore reciproco che è la comunione dei santi.
Gesù ci ha fatto pregustare coi sensi dell’anima la bellezza di questa dimensione eterna dell’esistenza con la beatitudine rivolta ai puri di cuore, «perché vedranno Dio» (Mt 5,8). E l’apostolo Giovanni aggiunge: «lo vedremo così come Egli è» (1Gv 3,2). Non potrebbe esserci definizione più bella della promessa che ci attende. Auguri di santità a tutti!
