II DOMENICA DI QUARESIMA

L’episodio evangelico della trasfigurazione di Gesù è stato scelto già dalla Chiesa antica come pagina emblematica e di profonda valenza simbolica nel percorso di progressiva “illuminazione” dei candidati al battesimo, e specificamente come seconda traccia di catechesi catecumenale, dopo quella sulle tentazioni presentata nella prima domenica di Quaresima.

L’evangelista Matteo ha cura di contestualizzare l’episodio nella circostanza storica della partecipazione di Gesù, insieme ai suoi discepoli, alla grande festa autunnale ebraica detta “delle capanne” (Sukkôt, che sul calco della corrispettiva traduzione latina chiamiamo anche “tabernacoli”): festa caratterizzata dal tema della gioia, ma anche dall’approfondimento dello studio e della meditazione della Sacra Scrittura.

Pietro e gli altri discepoli, da ferventi fedeli ebrei, corrispondono di buon grado all’esigenza di scrutare le Scritture: in tale contesto, l’ultimo giorno dei festeggiamenti («dopo sei giorni», Mt 17,1: Dio si era rivelato anche a Mosè dopo un’attesa di sei giorni, cfr. Es 24,13-16), essi sono beneficiati di un’esperienza spirituale che si rivela un vero e proprio evento di grazia, cioè appunto la trasfigurazione.

Tale esperienza è ambientata su «un alto monte» (Mt 17,1b), quasi un nuovo Sinai, dove un tempo Dio diede la propria Legge al popolo per mezzo di Mosè. Ritorna qui un elemento narrativo che la liturgia ci consente di accostare in modo più evidente e immediato: domenica scorsa, infatti, avevamo ascoltato – in un brano che nel testo evangelico si trova in un capitolo abbastanza distante – la menzione di «un monte altissimo» (Mt 4,8) sul quale il diavolo provò a tentare Gesù.

Tale elemento, che nel Vangelo di oggi diviene ancora più significativo, consente di rinsaldare la continuità tra le pericopi liturgiche che la sapiente pedagogia della Chiesa ha da sempre composto nell’itinerario catechetico destinato al popolo di Dio.

I testimoni oculari di questa esperienza spirituale collettiva così intensa sono i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, i quali in più occasioni vengono scelti da Gesù per assistere a momenti particolarmente decisivi del suo cammino.

Nella breve visione mistica che essi ricevono, una luce sfolgorante li abbaglia e avvolge, con l’apparizione di una nube luminosa (che nel Pentateuco simboleggia il segno della presenza divina), e sentono una voce celeste che conferma l’identità divina di Gesù armonizzando citazioni dalle tre grandi sezioni della Bibbia ebraica (Legge, profeti, scritti sapienziali).

La penetrazione delle Scritture conseguita durante la festa dei Tabernacoli trova così la pienezza del suo compimento nella rivelazione sulla grandezza del ruolo di Cristo, superiore a quella di Mosè e di Elia, che dispiegherà la parte ancora nascosta del suo significato nel grandioso evento della Resurrezione, della quale la Trasfigurazione è un piccolo anticipo.

Come i tre discepoli, anche i catecumeni, e tutti i fedeli che seguono il percorso quaresimale, ricevono oggi questo piccolo ma incisivo assaggio della Pasqua che si preparano a celebrare.

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