Messaggio per il Tempo di Quaresima

 

Ai Carissimi Presbiteri, Diaconi,

Consacrati, Consacrate, Seminaristi e Fedeli tutti

della Chiesa di Siracusa

Carissimi,

 

entriamo nel tempo santo della Quaresima per rinnovare il nostro cammino di conversione e giungere con animo purificato alla celebrazione della Santa Pasqua. Disponiamo i nostri cuori ad accogliere «la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Tit 2,12-13). I tre avverbi ‒ sobrie, iuste et pie ‒ scandiscono le specifiche pratiche della Quaresima del digiuno, della preghiera e della carità e indicano i grandi pilastri della vita cristiana per vivere con autenticità il nostro rapporto con Dio e con i fratelli.

Per compiere il nostro cammino di rinnovamento spirituale verso la Pasqua del Signore, accogliamo il primo messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026, con il quale ci invita ad ascoltare la Parola di Dio e il grido degli ultimi e a vivere nuove forme di digiuno con “astensione molto concreta” come “disarmare il linguaggio”.

L’ascolto della Parola di Dio ‒ ci ricorda il Papa ‒ costituisce il fondamento di tutta la spiritualità cristiana come rivelano i testi biblici e gli avvenimenti della storia della salvezza.

  1. Vivere «con sobrietà» la pratica del digiuno e della mortificazione

La pratica del digiuno è un esercizio spirituale importante nella vita cristiana, perché ci libera dal nostro egoismo, dagli istinti di sensualità e dalla brama di potenza, che costituiscono impedimenti gravi e radicali a una crescita della santità e a una realizzazione della convivenza civile e della fraternità universale. Pertanto il digiuno e la mortificazione dei sensi e dello spirito consentono di ricuperare la giusta e corretta dimensione degli istinti che Dio ha donato alla nostra natura umana per vivere la grandezza e l’armonia dell’amore. Nel Messaggio per la Quaresima 2026, Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione, Papa Leone XIV ci ha vivamente invitato alla corretta e concreta pratica del digiuno:

 

Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.

 

Il primo pilastro spirituale del cammino quaresimale del digiuno e della mortificazione non è fine a se stesso, ma è in ordine agli altri due pilastri che sono l’amore per Dio e per i fratelli, che possiamo vivere nella preghiera e nell’elemosina.

 

  1. Vivere «con giustizia» la pratica della preghiera e della santità

La pratica del digiuno ‒ ci ricorda ancora Papa Leone XIV ‒ ci «dispone alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio». Ci apre così alla preghiera di lode e all’atto di giustizia più grande che è la santità.

La preghiera è il sacrificium laudis (Sal 49,14) che per un verso ci libera dall’ordinare gli altri e ogni cosa a noi stessi come fine di tutto, per un altro verso ci predispone a raccogliere l’offerta di tutta la nostra vita a Dio, principio e fine di tutte le cose. In tal modo, la liberazione dal proprio orgoglio ci fa sperimentare la preghiera di lode che ci aiuta a riconoscere la trascendenza infinita e l’assoluta grandezza di Dio e al contempo la reale dipendenza e l’umile ubbidienza dell’uomo chiamato a rendere lode e gloria al Padre.

Anche la santità di vita implica povertà e libertà del cuore da tutti quei legami terreni che ostacolano la comunione con Dio. Rinunciando a ciò che è effimero possiamo aprirci completamente a Dio, che si dona a coloro che lo amano con cuore retto e sincero, perché «non vivono più per se stessi ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro» (2Cor 5,15).

La pratica del digiuno, dunque, va vissuta sia in ordine all’adorazione di Dio – perché davanti a noi c’è solo e sempre Dio – ma anche in ordine all’amore verso altri.

Foto d’archivio della celebrazione del Mercoledì delle Ceneri in Cattedrale.

 

  1. Vivere «con pietà» la pratica dell’elemosina e della carità

Tutta la vita cristiana implica un atto di affidamento totale al servizio di Dio e un dono di amore al nostro prossimo, una pietà senza riserve e un servizio generoso di carità ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. La pratica della mortificazione e del digiuno aiuta a liberarci dal nostro individualismo e soggettivismo e ci predispone a una vita di carità e a un esercizio di pietà verso gli altri.

 

Allo stesso modo ‒ afferma ancora Papa Leone XIV ‒ le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

 

Nel tempo prezioso della Quaresima alleniamo il nostro spirito a compiere gesti concreti di carità verso tutti i fratelli ‒ specialmente nei riguardi degli ultimi, dei poveri e dei bisognosi ‒ per entrare nell’intimità dell’amore di Dio. Ogni atto di amore per il prossimo ci fa conoscere maggiormente e ci fa entrare con rinnovato stupore nella carità divina, conformandoci in tutto a Cristo che ha dato se stesso per noi e per la nostra salvezza (cfr. Fil 2,5).

 

Conclusione

Carissimi,

affidiamo dunque tutta la nostra vita al Signore nel Cuore Immacolato di Maria che con le sue lacrime ci ha mostrato la vicinanza, la protezione e la compassione di Dio. Con le sue sante lacrime, la Madre di Dio ci ha indicato la luce della fede e l’ardore della carità, ci ha trasmesso la forza della vita e la profezia della speranza, per guidarci nella divina carità lungo le strade della nostra vita.

La Madonna delle Lacrime ci sostenga nel cammino della nostra fede e della nostra esistenza, affinché possiamo intensificare la nostra adesione a Cristo Crocifisso e Risorto attraverso la pratica del digiuno, la lode della preghiera e la pietà della carità, così da poter nella fedeltà a Dio offrire semi di pace, di speranza e di giustizia, nel segno della profezia sociale, per l’avvenire della nostra umanità.

In comunione di preghiera, vi auguro un buon cammino quaresimale, vi abbraccio e vi benedico tutti.

Siracusa, 18 febbraio 2026 – Mercoledì delle Ceneri

+ Mons. Francesco Lomanto

Arcivescovo

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