I ragazzi della 56ª strada (The Outsiders, 1983), diretto da Francis Ford Coppola.

Dopo alcuni insuccessi commerciali – pur trattandosi di opere di grande valore – che portarono al fallimento della Zoetrope, la casa di produzione fondata insieme a George Lucas, Francis Ford Coppola, gravato da pesanti debiti, decide di tornare a un cinema più indipendente, in fondo un ritorno alle proprie origini.

Il regista recluta una vera e propria “banda” di giovanissimi attori destinati a diventare stelle di Hollywood e adatta il celebre romanzo di S. E. Hinton, ispirandosi apertamente a Gioventù bruciata e al disagio giovanile dell’America degli anni Cinquanta e Sessanta.

Il film racconta la rivalità tra i Greasers, ragazzi della periferia, e i Socs (i “Social”), appartenenti all’alta borghesia, ma non per questo meno violenti. A oltre quarant’anni dalla sua uscita, The Outsiders non ha perso nulla della sua forza espressiva e resta uno dei più importanti film di formazione mai realizzati. È il ritratto dello squallore morale e sociale che attraversava la provincia americana, qui rappresentata da Tulsa, in Oklahoma: giovani cresciuti in famiglie disastrate, senza prospettive e senza un futuro. Tra loro emerge il Dallas interpretato da Matt Dillon, uno dei personaggi più tragici e memorabili del cinema degli anni Ottanta.

Dal punto di vista storico, The Outsiders inaugura ufficialmente la grande stagione del cinema adolescenziale americano, aprendo la strada a una lunga serie di cult, alcuni dei quali autentici capolavori. Film che hanno contribuito a raccontare e comprendere le inquietudini, i conflitti e le fragilità di quella delicata stagione di passaggio che è l’adolescenza.

Il cast è semplicemente straordinario: Matt Dillon, Patrick Swayze, Tom Cruise, Emilio Estevez, Ralph Macchio, C. Thomas Howell, Rob Lowe e Diane Lane hanno scritto pagine fondamentali della storia del cinema, e per molti di loro quella iniziata con questo film sarebbe stata soltanto la prima tappa di una carriera straordinaria.

Un discorso a parte merita la fotografia, una delle più belle mai viste. Il merito è di Stephen H. Burum, autore di immagini dai cromatismi raffinati che richiamano il cinema di Nicholas Ray, a partire proprio da Gioventù bruciata, ma anche i melodrammi degli anni Cinquanta firmati da Delmer Daves e Douglas Sirk.

Con The Outsiders, Coppola racconta anche la fine di un’epoca: il tramonto del sogno americano nell’era reaganiana, la conclusione della stagione della New Hollywood e l’esaurirsi dell’eredità della Beat Generation. Un’operazione che richiama, per certi versi, quella compiuta da George Lucas dieci anni prima con American Graffiti, altro film imprescindibile.

A sorpresa, anche Enrico Ghezzi esalta The Outsiders nel suo libro Paura e desiderio, una vera bibbia del cinema degli anni Settanta e Ottanta, lettura che consiglio a ogni appassionato.

Tulsa, luogo dove i sogni nascono, si infrangono e, qualche volta, riescono persino a rinascere.

Buona visione.

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