Qualche giorno fa ho saputo che, nella mia città, Augusta, sarebbe stato riaperto l’unico cinema esistente, rimasto chiuso per anni. Ho avvertito la sensazione di un nuovo inizio e di un respiro allargato. Ho cominciato a parlarne negli ambienti che mi capita di frequentare e ho scoperto che la gioia che provavo era condivisa. E non era legata soltanto alla programmazione prevista in sala. Come mai tale entusiasmo? In fondo, un film lo puoi vedere comodamente a casa tua con uno schermo 4K e un buon impianto audio, e quindi come mai la riapertura di un cinema suscita questa eccitazione? Quando vai al cinema decidi di uscire di casa e ti trovi a vivere emozioni alla presenza di altri, magari sconosciuti. Di fronte al grande schermo vivi un’esperienza che ti può far piangere, ridere, arrabbiare, preoccupare, riflettere, interrogare e non lo fai da solo ma insieme ad una comunità, anche piccola, che sperimenta con te questo sentire. In una società che crea esperienze di comunità virtuali, quello che manca è la possibilità di esperienze di comunità reali. Ciò che rischia di mancare è il corpo, inteso come presenza viva in uno spazio condiviso. È il corpo che ci dà la concretezza della realtà e che ci permette di vivere fino in fondo la nostra umanità. Attivando i nostri sensi in uno spazio condiviso, possiamo guardare negli occhi l’altro e vederlo veramente. Può essere questa possibilità di sentire la presenza reale degli altri, che ci fa entusiasmare per la riapertura di un cinema? È una possibilità che ci viene data per vivere le nostre emozioni, in un tempo e in uno spazio concreto, insieme ad altri che vivono pure delle emozioni. La mia gioia nasce proprio dal vedere che c’è ancora il desiderio di questo tipo di incontri. Allora grazie per questa riapertura che ci ricorda che abbiamo bisogno di spazi reali e condivisi dove vivere la nostra umanità.

Rubrica a cura di Margherita Spagnuolo Lobb

Scuola di Specializzazione in Psicoterapia

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