Di questo nuovo nemico invisibile del quale si sa ben poco, conosciamo: le teorie di diffusione, le teorie di contenimento, le teorie sulla nascita di questo virus che continua a lasciare dietro di se una scia di morti imperitura.
Teorie molte, moltissime. Certezze nulle.
Questa battaglia è combattuta con più armi: Scienza e Fede sono le principali.
La Scienza continua a sperimentare un antidoto per sconfiggere il nemico, una vera e propria lotta contro il tempo.
La Fede si batte con preghiera e penitenza.
Le pandemie sono sempre state considerate nella storia come flagelli divini.
Una punizione dunque per il popolo di Dio.
Volgendo lo sguardo alla storia ed alla Bibbia, precisamente all’Esodo, potremmo ricordare le 10 piaghe d’Egitto. Piaghe o cosiddetti segni che Dio invió contro il popolo egizio, affinché il popolo ebraico venisse liberato come volere di Dio.
Ma potremmo anche ricordare la violentissima epidemia di peste, che in un periodo di corruzione, disordini sociali e carestie, tra il 589 e il 590 si abbatté su Roma. Tra le prime vittime il Papa, Pelagio II.
Il clero e il senato romano elessero il suo successore che fu eletto Papa con il nome di Gregorio I.
San Gregorio Magno (come divenne noto in seguito) esortò il popolo romano a sollevare lo sguardo a Dio, il quale permette tali castighi al fine di correggere i suoi figliuoli. Per placare la collera divina, organizzò una «litania settiforme» (processione divisa in sette cortei) dell’intera popolazione per la città, invitando tutti a pregare l’Altissimo per la fine della peste.
La Legenda Aurea narra che la processione mosse dalle varie chiese di Roma verso la Basilica Vaticana, accompagnando il cammino con il canto delle litanie. E che mentre il populus percorreva la città, la pestilenza mieteva vite. Ma Gregorio non cessò un attimo di esortare il popolo perché continuasse a pregare. I cortei erano guidati da un’antica immagine della Vergine Maria che si pensava avrebbe ripulito l’aria dalla malattia (la stessa effigie davanti la quale Papa Francesco nei giorni scorsi ha pregato per il suo popolo).
La processione attraversò la città ed arrivò al mausoleo dell’imperatore Adriano, dove Papà Gregorio assistette a una visione che diede pace alla sua anima.
Allora il Papa vide sulla cima del castello di Crescenzio un angelo del Signore che puliva una spada insanguinata e la rimetteva nel fodero. Gregorio capì che quello poneva fine alla peste, come di fatto accadde. Da allora il castello si chiamò Castel Sant’Angelo”.
In seguito una statua dell’arcangelo san Michele che rimette la spada nel fodero, venne collocata sulla cima di Castel Sant’Angelo, a promemoria della Misericordia di Dio.
Un padre che punisce ma dinanzi ad una fede unita ed un pentimento sincero, risponde alle suppliche del suo popolo.
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