Il Diaconato permanente, ripristinato dal Concilio Vaticano II in armonica continuità con l’antica Tradizione e con i voti specifici del Concilio Ecumenico di Trento, in questi ultimi decenni ha conosciuto, in numerosi luoghi, come anche nella nostra Arcidiocesi forte impulso e ha prodotto frutti promettenti, a tutto vantaggio dell’urgente opera missionaria di nuova evangelizzazione. La Chiesa Siracusana, mettendo in moto questo  potente motore di servizio acceso dall’arcivescovo Salvatore Pappalardo, sta portando avanti questa importante iniziativa di formazione al diaconato permanente. I parroci sono stati invitati ad individuare alcuni membri delle comunità invitandoli liberamente ad accedere al percorso. Ad oggi  ben 21 diaconi hanno manifestato la vocazione ad essere ordinati nelle loro rispettive parrocchie.

Essi sono:

Ettore Ferlito, Luciano Interlandi, Claudio Spada, Giuseppe Trapani,Giuseppe D’Angelo, Antonello Fotia ,Vito Granata ,Antonio Trigila, che abbiamo avuto il piacere di intervistare. Alessandro Mollica, Antonio Pulvirenti, Pasqualino Siringo. Rocco Toro, Giovanni Consolo, Francesco D’Alpa, Salvatore Formosa, Angelo Spicuglia, Pietro Rizzo, Giuseppe Marino, Biagio Gagliardo, Fabio Ferlito, Rocco Motta.

Abbiamo conversato con uno di loro, il dott.  Antonio Trigila per condividere il sentimento che anima questo tipo di vocazioni.

Cosa significa essere diacono permanente per lei nel 2020?

Significa avere la possibilità di annunciare ai fedeli l’amore di Dio, e per me che faccio il medico, continuare a servire la gente come faccio nel mio lavoro nel migliore dei modi possibile. Certo, sono consapevole delle mie fragilità ma cerco sempre di aiutare quelle persone più deboli e bisognose che in questo mio mestiere vedo tutti giorni, e nel vedere più un che un paziente una persona umana. E da diacono cercherò di essere d’aiuto a tutti e disponibile. Annunciare a tutti la Parola, a chi crede e chi non crede, senza temere, mi sento fortemente cristiano e sento la necessità di comunicarlo senza vergogna, anche a chi pensa che il cristianesimo faccia ridere.

Come pensa che vivrà questo servizio nella comunità ecclesiale siracusana?

Il mio Dna è di Palazzolo ed esattamente della Parrocchia di San Michele Arcangelo, dove io sono cresciuto con padre Baglieri dove passavo i miei pomeriggi con i compagni in chiesa. A Palazzolo ho anche lo studio medico, dove ho sperimentato che il paziente più che di una cura ha bisogno di un ascolto costante, ma ho anche un ampio respiro diocesano in quanto l’esperienza bella della direzione spirituale con padre Tito Marino e la collaborazione con la deputazione della cappella di santa Lucia mi hanno  dato una conoscenza della vasta e bella diocesi nostra. Un servizio strettamente legato in ambito diocesano  sicuramente.

Queste ventuno ordinazioni come possono cambiare in meglio la nostra diocesi?

Stiamo vivendo un periodo molto importante per la nostra diocesi, purtroppo oggi vedo molte resistenze contro la figura del diacono, ma noi e io vogliamo essere soltanto un esempio per la nostra sbandata società. Una cosa che mi colpisce sempre, in comunità di aspiranti siamo tutti sposati con figli. Proporre la famiglia umana cattolica fatta da marito e moglie oggi è veramente difficile. Essere esempio e luce per gli altri. Dare un senso a una istituzione sacra come la famiglia è di importanza fondamentale, trovandosi in una grave crisi perché non fondata più sul matrimonio, ma su qualcosa di aleatorio. Mi sento di dire grazie alla mia splendida famiglia, mia moglie Dorotea e i miei due esemplari figli Vincenzo e Michela di cui sono fiero e orgoglioso, loro mi hanno sempre accompagnato e sostenuto in questo cammino alla famiglia in cui sono cresciuto soprattutto a mio padre che nella mia vita mi ha dimostrato un grande amore.

Condividi: