I classici dell’estate: Butch Cassidy (1969

“45 anni  non sentirli” per questo film senza tempo firmato George Roy Hill, un western scanzonato dal sapore amaro che, insieme a “Il mucchio selvaggio” di Peckinpah (stesso anno), suggella la fine di un’epoca. “Butch Cassidy” è un inno all’amicizia e all’amore, simboli di libertà, che vede protagonisti due dei volti più amati: Paul Newman e Robert Redford. Lo stesso trio si ripeterà con “La stangata”.

Paul Newman è Butch Cassidy, che insieme all’amico fidato e luogotenente Redford (Sundance Kid), è a capo di una banda dedita a rapinare treni e svaligiare banche, rifugiandosi dopo i colpi tra i monti del Wyoming. Insieme formano una coppia di simpatiche canaglie a cui non si può non volere bene, e anche se sono fuorilegge, si tifa per loro.

Siamo agli inizi del ‘900, i due attraversano il West, o quel che ne resta, liberi e spensierati, innamorati della stessa donna, Catherine Ross (Etta Place). Citazione omaggio al “Jules et Jim” di Truffaut e alla nouvelle vague francese, la scorribanda tra i prati in bicicletta tra Butch e Etta sulle note di “Raindrops Keep Fallin’ on My Head” è storia del XX secolo, primo videoclip non voluto, inserito all’interno di una pellicola.

Da un soggetto e sceneggiatura di William Goldman premiata con l’Oscar, bissato nel 1977 con “Tutti gli uomini del presidente”, oltre a “Il maratoneta” e “Papillon”. “Butch Cassidy e Sundance Kid”, nella versione italiana Sundance Kid sparisce misteriosamente dal titolo (solita invenzione dei nostri distributori), rimane una pietra angolare della New Hollywood e della storia. Colonna sonora e fotografia a livello dei protagonisti, western dissacrante e fuori dagli schemi, in sintonia con il periodo storico cui appartiene.

Butch e Sundance preferiscono inganno e seduzione all’uso delle armi, quasi una preparazione al tema de “La stangata”. Il tempo dei cowboy è al tramonto, la frontiera è al capolinea, tutto sta per essere soppiantato dal progresso. Non c’è più posto per uomini come loro. In più, hanno alle calcagna gli sceriffi di tutte le contee e gli uomini della Pinkerton. A Butch e Sundance non resta che il Sud America, la Bolivia, e dopo aver perso anche Etta, sono consapevoli di avere il destino ormai segnato. Il immagine finale li consegna alla leggenda, figli di un’America anarchica e pura. Hill, regista non banale, sa bene che con loro scompare una parte genuina del paese.

Quattro gli Oscar: sceneggiatura, fotografia, canzone e colonna sonora. Se volete respirare l’aria pulita del vecchio West, questa è la pellicola per voi. Buona visione.

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