È stato uno degli argomenti del workshop che si è svolto a Palazzo Vermexio a Siracusa lo scorso 5 luglio dal titolo: “Ricerca scientifica e supporti efficaci: nuovi orizzonti per la sindrome di Down”.

Il progetto ICOD -Improving Cognition in Down syndrome- rappresenta l’iniziativa della comunità europea incentrata sul farmaco AEF0217, circa al trattamento farmacologico innovativo per i deficit cognitivi associati alla sindrome di Down.

Nella sindrome di Down sono presenti diversi deficit cognitivi che hanno un forte impatto sia sulle persone con la stessa sindrome, sia sulle loro famiglie.

Ad oggi non esistono farmaci approvati per il trattamento dei deficit cognitivi connessi alla sindrome di Down e sebbene esistano specifici strumenti psicometrici per la valutazione dei sintomi cognitivi nelle persone con sindrome di Down, non sono state sviluppate linee guida ufficiali per la valutazione dei deficit cognitivi e dell’impatto di questi ultimi sulla qualità di vita degli individui con sindrome di Down e sui loro caregivers.

Altra criticità è la diagnosi precoce del declino cognitivo correlato all’età nelle persone con disabilità intellettiva, insieme alla mancanza di strumenti psicometrici validati e accettati a livello internazionale, in grado di rilevare l’efficacia clinica di un nuovo farmaco sia a livello preclinico, sia a livello clinico.

“Quando si parla di funzionamento cognitivo nella sindrome di Down, intendiamo riferirci a molteplici attività mentali identificate in: apprendimento, pensiero, ragionamento, ricordo, risoluzione dei problemi, processo decisionale, flessibilità o attenzione. Le persone con sindrome di Down, mostrano difficoltà nell’elaborazione delle informazioni verbali rispetto a quelle visive e in particolare, le abilità verbali tendono a decelerare durante l’adolescenza e nell’età adulta”.

Chi parla è il professore Filippo Caraci, membro della Sif -società italiana di Farmacologia-, professore ordinario di Farmacologia, presso l’Università degli studi di Catania, Dsfs –dipartimento di scienze del farmaco e della salute-, responsabile della UOR –unità organizzativa responsabile- di Neurofarmacologia presso l’IRCCS – istituto di ricovero e cura a carattere scientifico- Oasi di Troina (En) e coordinatore europeo per le attività di diffusione del progetto ICOD.

“Le maggiori compromissioni delle attività cognitive –ha evidenziato lo studioso- sono concentrate nelle funzioni esecutive cioè tutte quelle attività della vita quotidiana come la memoria per svolgere delle azioni in sequenza, avere concentrazione ed eseguire  indicazioni o pianificare delle attività. I bambini con sindrome di Down hanno un’attenzione uditiva sostenuta (cioè non riescono a concentrarsi sugli stimoli uditivi per lungo tempo, ndr) e un’attenzione visiva selettiva (ovvero si concentrano solo su un aspetto di ciò che vedono ignorando il resto, ndr). Allo stesso modo, i bambini con sindrome di Down hanno un ridotto controllo inibitorio, ovvero sono impulsivi. In sostanza si agisce prima di pensare spinti dalla ricompensa immediata, piuttosto che pensare alle conseguenze negative che potrebbero scaturire da un’azione non pensata”.

 

La vera rivoluzione dello studio parte dal ruolo dei cannabinoidi nel sistema nervosa centrale. Infatti, queste sostanze, prodotte al bisogno, nella sindrome di Down sono prodotte in eccesso.

Ecco che interviene il farmaco AEF0217 il quale ne inibisce la produzione agendo su alcuni neurotrasmettirori.

“I cannabinoidi in eccesso –ha continuato il prof Caracisono la causa dei deficit cognitivi nella sindrome di Down. Ciò avviene in maniera retrograde (cioè partendo dalla cellula che riceve il segnale il quale viaggia verso la cellula che invia il segnale, ndr). Il progetto ICOD svolto con la somministrazione del farmaco AEF0217 è nato per rispondere alle esigenze delle famiglie di persone con sindrome di Down e dunque per diminuirne i deficit cognitivi, riducendo la produzione dei cannabinoidi”.

Tale farmaco è stato somministrato a giovani adulti dai 18 ai 35 anni nei quali è stato riscontrato un miglioramento della memoria di lavoro.

Possiamo dire che –ha concluso il professore Caraciil farmaco AEF0217 ha superato le prime due prove di sicurezza ed efficacia nelle persone con sindrome di Down, testimoniato dalla scala VABS –vineland adaptive behaviour scale- una scala psicometrica che valuta l’autonomia e le capacità funzionali della persona nelle attività della vita quotidiana, analizzando competenze specifiche relative a tre domini che sono: la  comunicazione (abilità espressive, ricettive e di scrittura), le abilità di vita quotidiana (che riguardano l’ambito personale, domestico e la vita di comunità) e infine la socializzazione (relazioni interpersonali, gioco e tempo libero, capacità di adattamento), per valutare il grado di autonomia e di compromissione del comportamento adattivo, evidenziando eventuali miglioramenti. Dopo i risultati positivi della fase 1/2 avvieremo un ampio studio di fase 2b nel mese di Ottobre 2025, per dimostrare l’efficacia clinica dell’AEF0217come nuovo trattamento dei deficit cognitivi nella sindrome di Down”.

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