Il penultimo posto assegnato alla provincia di Siracusa nella 36ª edizione dell’indagine sulla Qualità della Vita del Sole 24 Ore rappresenta un segnale che non può essere ignorato. Per l’Osservatorio Civico – guidato da Salvo Sorbello, Donatella Lo Giudice, Cetty Moscatt, Alberto Leone e Franco Cirillo – si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme che chiama in causa cittadini, istituzioni, imprese, associazioni e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del territorio.

«Questo risultato non è solo una classifica – sottolinea Salvo Sorbello – ma la fotografia di un malessere diffuso. Siracusa ha bisogno di un impegno corale e concreto. È il momento di abbandonare le polemiche e costruire insieme un futuro migliore, soprattutto per i nostri giovani e i nostri bambini, che sono la componente più fragile ma anche la più preziosa della comunità.

Una classifica che fotografa luci e ombre

L’indagine del Sole 24 Ore si basa su 90 indicatori suddivisi in sei macro-aree: Ricchezza e consumi; Affari e lavoro; Ambiente e servizi; Demografia, società e salute; Giustizia e sicurezza; Cultura e tempo libero.
Un quadro complesso, che evidenzia tanto potenzialità quanto criticità profonde.

I punti di forza

Siracusa conquista il secondo posto nazionale per ore di sole e il terzo per crescita degli arrivi turistici: segnali di un territorio ricco di risorse naturali e attrattività culturale, che potrebbe diventare esempio di sviluppo sostenibile.

Le criticità

Accanto a ciò emergono dati preoccupanti: bassa speranza di vita alla nascita; qualità della vita delle donne tra le ultime in Italia; alta mortalità per tumore; mortalità evitabile molto elevata; uno dei più bassi livelli di laureati tra i 25 e i 39 anni.

«Questi dati – osserva Sorbello – chiamano in causa politiche pubbliche, sistema sanitario, mondo dell’istruzione e dell’impresa. Ma soprattutto interrogano la comunità: quale futuro stiamo costruendo per le nuove generazioni?»

Una città con sempre meno bambini

Al quadro già complesso si aggiunge una dinamica ancora più allarmante: Siracusa è una città con sempre meno bambini, destinata nel 2025 a registrare l’ennesimo record negativo di nascite. Ogni anno scompare qualche classe di prima elementare, mentre nelle piazze e nei cortili si vedono sempre meno piccoli giocare.

«La diminuzione dei bambini – afferma Sorbello – non è solo un dato statistico, ma un cambiamento culturale e sociale che ci impoverisce tutti. Senza bambini viene meno anche la nostra capacità di prenderci cura, di educare, di crescere come comunità.»

In questo contesto diventa urgente che il Comune nomini al più presto un nuovo Difensore dei Diritti dei Bambini, figura istituita nel 2010 ma ancora vacante. E altrettanto importante è l’attenzione dell’Asp ai diritti dell’infanzia, come recentemente ribadito dalla neuropsichiatra infantile Carmela Tata.

Fondamentale anche garantire il diritto all’ascolto, previsto dall’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Come ricordato dalla docente Francesca Maci dell’Università di Parma, l’ascolto autentico dà vero potere alla voce dei ragazzi, rendendola parte viva dei processi decisionali.
Non significa che siano loro a decidere, ma che il loro punto di vista è imprescindibile per assumere decisioni giuste e centrate sui loro bisogni.

«Dobbiamo ricordare ogni giorno – ribadisce Sorbello – che i diritti dei bambini non sono un tema celebrativo, ma la base stessa del futuro della nostra società. Se perdiamo i bambini, perdiamo domani.»

L’appello dell’Osservatorio Civico: unire competenze e responsabilità

Di fronte a questi scenari, l’Osservatorio Civico invita a trasformare la delusione in impegno.

«Non servono accuse né rimpalli di responsabilità – conclude Sorbello –. Serve unità, capacità di progettare, visione comune. Risalire la classifica significa migliorare la qualità della vita delle persone, garantire servizi migliori, trattenere i giovani, sostenere le famiglie, attrarre investimenti. E soprattutto significa mettere al centro i bambini: senza di loro non c’è futuro.»

La classifica del Sole 24 Ore non è una condanna, ma uno strumento utile per capire dove intervenire.
È il momento di rimboccarsi le maniche e costruire insieme una Siracusa più giusta, più sana, più viva e più capace di dare speranza alle nuove generazioni.

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