La foto in evidenza è  tratta dal sito Windy.com e descrive la Sicilia che nella metà giornata di martedì 20 gennaio sarà nel cuore del ciclone; con ingresso nelle coste siciliane a partite dalle 23 di lunedì e per tutta la tarda serata di martedì.

Questa sera in tarda serata le autorità di protezione civile sono state riunite dal Prefetto per coordinare le attività nei singoli comuni.

Massima allerta nelle coste, sospese le attività scolastiche e altre varie iniziative precauzionali dettagliate per i singoli territori.

Dal punto di vista meteorologico, Harry non è un uragano vero e proprio, ma una depressione extratropicale che ha preso forma nel Mediterraneo centrale: un’area di bassa pressione che ruota su sé stessa e crea tempo instabile. All’interno di questa circolazione si sono sviluppati forti temporali che, partendo dalla Tunisia, si sono mossi verso ovest e hanno raggiunto le principali isole italiane, portando pioggia e maltempo intense.

La rotazione ciclonica del sistema ha anche provocato venti molto forti. Sulle zone interessate, le raffiche hanno superato i 90 km/h in punti come lo Stretto di Messina e il Canale di Sardegna, e in alcune previsioni si parla di venti fino a 120 km/h o più nei settori più esposti.

Questi venti intensi non solo accompagnano i temporali, ma sollevano anche il mare, causando mareggiate e onde alte che rendono ancora più difficile la situazione sulle coste.

Durante la forte ondata di maltempo che ha colpito il Sud Italia, il nome Harry non è una scelta casuale o mediatica. È stato assegnato ufficialmente il 16 gennaio 2026 dall’agenzia meteorologica spagnola AEMET, secondo le regole del network europeo EUMETNET, che prevede di dare un nome alle tempeste più intense per rendere le allerte più chiare ed efficaci.

Harry fa parte di una lista prestabilita e alfabetica per la stagione meteorologica europea e viene adottato da tutti i Paesi per garantire una comunicazione uniforme. Dare un nome a questi eventi aiuta infatti a richiamare l’attenzione del pubblico, migliorare la diffusione delle allerte e favorire comportamenti di autoprotezione.

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