Egregio Presidente del Libero Consorzio Siracusa,

ci siamo conosciuti 7 anni fa in occasione della premiazione del concorso letterario Pentèlite a Ferla, promosso dall’omonima Associazione Culturale di cui sono Presidente.
Da quell’incontro ho sempre conservato di Lei il ricordo di un Sindaco premuroso, responsabile e disponibile non solo nei confronti della sua comunità ma anche verso i suoi ospiti, come allora nel mio caso quando celebravamo l’utilità sociale di ogni impegno culturale. Nel suo intervento quella sera ha sottolineato l’importanza della trasmissione del sapere nei confronti delle nuove generazioni ed era fiero del suo impegno culturale: “Abbiamo realizzato a Ferla una sezione multimediale dell’identità ferlese (…) grazie a voi per questo dono che avete fatto a Ferla.” A proposito della vostra rassegna musicale Ithos disse: “Abbiamo provato a dedicare una sezione anche ai libri, alla cultura, non soltanto a quella musicale.” (…) “Chi viene a Ferla si possa fermare a riflettere su come fare cultura non sia affatto semplice.” Evidenziando ancora una volta quanto Lei ritenesse fondamentale la salvaguardia del sapere, della sua crescita e della sua trasmissione, sottolineando il valore educativo della formazione e della scolarizzazione dei giovani, con la fierezza di un uomo e di un amministratore consapevole dell’importanza di promuovere cultura salvaguardando anche gli ambiti in cui nasce.

Noi siamo a vostra disposizione – mi disse – voi che scrivete e promuovete cultura siete preziosi per noi” (intendendo amministratori). Riconoscendo il valore civile, comunitario ed educativo che detiene chi diffonde cultura e istruisce educando. La scuola è il luogo d’eccellenza in cui tutto ciò nasce, si forma e fiorisce: un luogo che, come una famiglia, è fatto di persone e di spazi anche fisici che si legano all’anima di chi li frequenta e li vive. Come la casa, anche la scuola fisica è un nido che accoglie e conforta gli animi, rincuora e incoraggia nella necessità. Forse non è superfluo sottolineare il valore educativo della scuola che si fonda su una sana e profonda relazione tra docenti e allievi, proprio come avviene in una sana famiglia tra genitori e figli. Così all’Istituto Rizza non si promuove solo cultura e formazione delle competenze, ma si educa nel senso contenuto nella parola stessa “educare”, dal latino e-ducere, cioè tirare fuori le potenzialità presenti in ogni allievo facendo emergere il bene contenuto in loro.

In questo Istituto da 103 anni si educano gli allievi a crescere coltivando quei valori che faranno di loro un uomo e una donna degni di tale nome. Li guidiamo nella formazione di uno spirito critico che li possa rendere liberi. All’Istituto Rizza non si trasmette un sapere, ma si educa a partire dai sentimenti in una relazione sana che nasce dal bene vicendevole, consapevoli che il segreto di ogni educazione è la relazione. Le mura del nostro Istituto sono intrise dell’azione amorevole di centinaia di insegnanti e allievi contagiati da questa azione educativa. Quelle mura sono testimoni muti che custodiscono e sostengono quell’azione educativa da più di un secolo; sfrattare questa realtà significa compiere un genocidio culturale e morale di migliaia tra insegnanti, studenti e operatori scolastici.

Durante il suo già citato intervento a Ferla conclude dicendo: “Chi è nell’azione politica spesso non riflette, ma c’è molto bisogno di chi rimane nella contemplazione, nello studio e nella divulgazione, perché non è una cultura ferma e stantia, ma è qualcosa che diventa per noi (politici, amministratori) nutrimento fondamentale per chi agisce nella cosa pubblica, per la gestione della cosa pubblica.”

La politica, infatti, dovrebbe essere al servizio dei cittadini, che esprimono il diritto di voto, e non solo dei conti pubblici, trascurando valori e ideali.

Mi sembra che oggi quelle sue convinzioni non siano più confermate dalle scelte espresse nelle vesti di Presidente del Libero Consorzio, perché antepone “l’azione politica” all’impegno diretto alla salvaguardia di un Istituto scolastico che da 103 anni rappresenta uno spazio educativo sicuro non solo per la comunità siracusana, ma anche per centinaia di studenti e famiglie dei paesi limitrofi. Queste famiglie trovano in questa sede il fertilizzante giusto per un’armonica crescita fisica, morale e intellettuale. Sfrattare uno storico edificio scolastico come il Rizza dalla sua sede storica significa cancellare l’identità culturale ed educativa di cui è portatore ed esempio per intere generazioni. Significa spezzare un equilibrio consolidato tra città e scuola. Vuol dire trascurare i meriti e le potenzialità educative dell’Istituto che ogni anno, da 103 anni, non manca di mostrare i suoi numerosi successi didattici ed extradidattici in competizioni nazionali e internazionali.

Lei 7 anni fa certificava pubblicamente il valore dell’impegno culturale ed educativo nella società. Cosa è cambiato nel frattempo se oggi, quasi sordo agli appelli di studenti, docenti, dirigenti scolastici e della città, rimane fermo nella sua decisione monocratica di sfrattare l’Istituto, non pensando a preservare la salute di uno spazio educativo la cui posizione urbanistica risulta strategica per la crescita dell’Istituto (solo 110 alunni provengono dalla borgata S. Lucia e Ortigia)?

L’ho conosciuta come una persona assennata a cui sta a cuore il bene della sua comunità, che ora è anche Siracusa, e vorrei che fosse questo il ricordo di Lei da conservare, non quello di un politico in balia di decisioni che si allontanano dai valori dell’educazione, dell’accoglienza e della solidarietà da manifestare nei confronti di ragazzi che hanno sempre più bisogno di guide e di esempi. Certo, ripensare una decisione è impegnativo, ma non difficile, perché le persone sagge cambiano idea una volta compreso il bisogno. Ci vuole solo quel coraggio che distingue l’eroe dal soldato e la convinzione, la fede in valori e ideali che contraddistinguono l’uomo vincente dal perdente. Ritengo che Lei possegga queste qualità, ma acquistano valore solo quando e se si mettono in pratica.

Con l’augurio di una saggia riflessione e nel più sincero spirito collaborativo
cordialmente

Giuseppe Pettinato

prof. di Italiano e Storia all’Istituto Rizza

 

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