Adesso tocca alla società civile rispondere con compattezza, come negli anni ’90

Un bossolo di fucile lasciato sulla scrivania di una dirigente scolastica della zona nord della provincia di Siracusa. Un gesto silenzioso, ma dal messaggio chiarissimo, che segna un nuovo e inquietante capitolo nella spirale criminale che da mesi sta stringendo il territorio aretuseo in una morsa di intimidazioni, attentati e minacce sempre più esplicite.

L’episodio, emerso nelle ultime ore, ha fatto scattare immediatamente le indagini. Nessun biglietto, nessun messaggio di accompagnamento: solo una cartuccia, di quelle utilizzate per i fucili, collocata con cura sulla scrivania della preside. Per gli inquirenti non si tratta di una bravata o di uno scherzo di pessimo gusto, ma di un atto intimidatorio grave, che alza ulteriormente il livello di allarme. Le indagini procedono nel massimo riserbo.

A intervenire è stata Pinella Giuffrida, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Presidi, che ha espresso piena solidarietà alla dirigente e a tutti i colleghi della provincia già oggetto, negli ultimi tempi, di pressioni e minacce.
«L’ANP – ha dichiarato – esprime piena solidarietà a tutti i dirigenti scolastici che continuano a svolgere il proprio ruolo con responsabilità, senso dello Stato e profondo impegno civile, senza lasciarsi intimidire da atti vili e inaccettabili. La scuola è un presidio fondamentale di legalità, soprattutto nei territori più esposti ai fenomeni di illegalità».

L’intimidazione alla preside non è un fatto isolato, ma si inserisce in un contesto sempre più preoccupante. Dall’attentato contro Brancato, avvenuto all’anti vigilia di Santa Lucia, al successivo ai danni di un altro bar,  ai due gravi episodi che hanno colpito la famiglia Bordieri, fino ai proiettili recapitati al sindaco di Carlentini, Giuseppe Stefio, agli eclatanti scassi di Buccheri e Ferla, la provincia di Siracusa è attraversata da una sequenza di segnali criminali che sembrano voler colpire indistintamente imprenditori, amministratori pubblici e ora anche il mondo della scuola.

Bombe carta, incendi dolosi, rapine e minacce di morte hanno contribuito a creare un clima di tensione crescente, che rischia di minare la serenità sociale e la fiducia nelle istituzioni. Il fatto che l’ultimo bersaglio sia una dirigente scolastica rappresenta un salto di qualità inquietante: la scuola, luogo di formazione e legalità, diventa essa stessa obiettivo di chi tenta di imporre il proprio controllo attraverso la paura.

Giuffrida ha lanciato un appello chiaro alle forze sociali, alle forze dell’ordine e alla politica affinché si rafforzi «un impegno comune e visibile a difesa della legalità e delle istituzioni repubblicane, a partire proprio dalla scuola». Nel frattempo, alla preside sono arrivati numerosi messaggi di vicinanza dal mondo scolastico e istituzionale.

Un segnale che impone una risposta forte e unitaria. Perché quando un bossolo arriva su una scrivania di scuola, non è solo una minaccia personale: è un attacco diretto all’idea stessa di comunità, di legalità e di futuro

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