Per cercare di capire abbiamo intervistato gli esperti Giuseppe Caruso e Carmelo Monaco

La data del 25 gennaio 2026, sebbene i primi fenomeni si siano verificati il precedente 16 gennaio con il crollo di un tratto della Strada Provinciale 12, rimarrà scritta nella storia della nostra Isola e non solo. Quel giorno sarà, soprattutto, una data che gli abitanti di Niscemi, comune della Sicilia centro meridionale (provincia di Caltanissetta) che conta poco più di 24000 anime, non dimenticheranno mai più.

Una frana, quella di Niscemi, che ha interessato un volume di circa 350 mln di metri cubi di terra, quasi 100 mln di metri cubi in più della storica e catastrofica frana del 1963 che cancellò per sempre la diga del Vajont con i suoi, circa, 263 mln e un fronte di frana che si estende per quasi 5 Km di lunghezza. Ad oggi, circa 1500 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, si sono susseguite continue passerelle della classe politica e si assiste ad un rimpallo di responsabilità che si dibatte sui media senza riuscire a venirne a capo. Ciò che emerge è un’unica realtà e cioè, la fragilità territoriale nota sin dal XVIII secolo, che forse, ahimè, non è stata considerata con la giusta attenzione nella pianificazione territoriale dell’agglomerato urbano.

Questo il preambolo di un film già visto e purtroppo, già vissuto dagli abitanti che oggi, grazie all’ottimo lavoro della Protezione Civile e delle forze dell’ordine, si sono salvati la vita, sebbene abbiano perso le loro case.

Abbiamo voluto approfondire l’argomento con il dott. Giuseppe Caruso, consigliere dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, e il professore Carmelo Monaco, ordinario di geologia strutturale dell’Università degli studi di Catania.

“La Frana di Niscemi –ha esordito Caruso– non è un evento isolato dato che si ha contezza di altri avvenimenti di notevoli dimensioni, che hanno coinvolto il quartiere Sante Croci nelle sue porzioni più periferiche nel 1790 e nel 1997. La frana si è innescata il 16 gennaio interessando la strada per Ponte Olivo progredendo nella sua estensione e arretrando (ultimo evento il 25 gennaio) fino a lambire e interessare le abitazioni del centro urbano più esterne. Si presenta con una scarpata di forma irregolare ed altezze che raggiungono decine di metri mentre, a valle, è presente una zona di accumulo parecchio estesa. Allo stato attuale –ha aggiunto il consigliere- si stanno facendo diverse ipotesi relativamente alla tipologia di frana e alle cause che ne hanno definito l’innesco. Certamente quel che oggi è importante fare è l’osservazione dell’evoluzione nel breve periodo e l’assistenza alla popolazione direttamente interessata”.

Giusepe Caruso

Il dottore Caruso evidenzia l’ottimo lavoro svolto dalla Protezione civile, contestualmente ai Vigili del Fuoco e alle forze dell’ordine, per aver messo in moto con celerità una complessa ed efficace macchina che sta svolgendo un’azione di supporto in emergenza per garantire sicurezza alla popolazione.

La popolazione però ha paura, ha perso tutto e vuole avere certezze. “Al momento è prematuro stimare come evolverà la situazione del dissesto –ha continuato Caruso–  così come spingersi in ipotesi di interventi che vanno definiti dopo un attento studio geologico e geomorfologico. In qualità di Ordine Regionale dei geologi di Sicilia –ha concluso- abbiamo espresso attraverso un comunicato stampa, vicinanza e solidarietà alla popolazione di Niscemi colpita dall’evento franoso, sottolineando l’importanza della figura del geologo nella pianificazione urbanistica”.

La geologia di un territorio rappresenta le pagine sulle quali scrivere la sua pianificazione. Su un album da disegno non si svolgono esercizi di matematica così come su un quaderno a righe non si disegna un acquerello. Con il professore Carmelo Monaco dell’Università degli studi di Catania, abbiamo parlato della geologia di Niscemi, oltre che della sua frana e della sua fragilità come territorio e abbiamo anche riesumato da archivi storici delle documentazioni interessanti che aiutano a spiegare l’accaduto.

“L’abitato di Niscemi –ci ha illustrato Monacoè costruito su sabbie mal cementate, che formano un piastrone orizzontale spesso circa 50 metri, che a loro volta poggiano su argille del Pleistocene inferiore, circa un milione e mezzo di anni fa.

Carmelo Monaco

D: Professore ma di che tipo di frana si tratta?

R: Andrebbero eseguite delle indagini più approfondite per determinare esattamente la tipologia. Al momento si può affermare che si tratta di una frana composta ovvero di una combinazione tra uno scivolamento rotazionale nella parte alta e una traslazione verso il basso. La superficie di scivolamento dunque non è uniforme in quanto presenta un tratto superiore rotazionale (curvo), che causa il basculamento del contatto tra argille e sabbie superiori, e uno inferiore planare all’interno delle argille, con leggera inclinazione verso valle, che causa lo scivolamento dell’insieme verso il basso. Si tratta comunque di una frana di enormi dimensioni con un coronamento (zona di distacco, ndr) lungo più di 4 km, causata dalla scarsa resistenza delle argille rese instabili dall’acqua delle precipitazioni meteoriche avvenute nei giorni scorsi dopo un lungo periodo di siccità, dall’acqua di infiltrazione dalle sabbie soprastanti e dagli scarichi di acque bianche e nere. L’acqua, oltre ad appesantire il terreno, riduce drasticamente le caratteristiche meccaniche delle argille.

D: Il terreno continua a franare nonostante l’evento parossistico dei giorni scorsi. Occorre (se possibile) l’intervento antropico per stabilizzare questa frana o al momento si può solo monitorare?

R: Il fenomeno sembra ancora in atto anche se la fase parossistica sembra essersi attenuta. Di conseguenza al momento si può solo monitorare la frana per comprenderne appieno la dinamica e per poter progettare eventuali interventi di risanamento. In ogni caso, non sarà semplice stabilizzare con l’intervento antropico una frana di dimensioni così imponenti.

D: Potrà innescarsi ancora in un prossimo futuro? È vero che già nel 1790 ci fu un primo evento franoso importante e successivamente anche nel 1997 si verificò una frana con centinaia di evacuati?

R: Ovviamente potrà innescarsi nuovamente in futuro, con ulteriore arretramento del coronamento, dato che la stessa area è stata interessata da dissesto sin dalla fine del ‘700. Inoltre, l’attuale frana non è altro che una riattivazione della frana del 12 ottobre 1997, avvenuta sempre nella stessa area, anche se l’attuale fenomeno si è esteso ulteriormente verso nord-ovest. Nell’immediato futuro ci si aspetta un arretramento per crollo della scarpata sabbiosa appena formatasi, che tenderà ad assumere un angolo di riposo minore, tra i 30 e i 45°.

Carta del servizio geologico nazionale del 1951

D: Perché allora non si è tenuto conto della fragilità di questo territorio?

R: Su questo non so rispondere, si tratta di scelte urbanistiche probabilmente sbagliate, che non hanno tenuto conto dei fenomeni storici.

D: Cosa dice il PAI –piano d’assetto idrogeologico- in merito?

R: La Carta geologica del Servizio Geologico d’Italia, datata 1951, metteva già in evidenza il coronamento della frana sul versante meridionale. La carta del Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI), datata 2006 e aggiornata nel 2022, mette in chiara evidenza l’intera area interessata dall’attuale dissesto, probabilmente in base ai rilievi eseguiti dopo l’evento del 1997.

D: Quello che è accaduto, quanto dipende dalla fragilità del territorio e quanto dalla cattiva urbanizzazione?

R: Dipende da ambedue i fattori.

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Frana di Niscemi: numeri chiave

  • Comune interessato: Niscemi (provincia di Caltanissetta)

  • Popolazione residente: poco più di 24mila abitanti

  • Volume stimato della frana: circa 350 milioni di m³

  • Confronto con Vajont (1963): circa 263 milioni di m³

  • Estensione del fronte di frana: quasi 5 chilometri

  • Persone evacuate: circa 1.500

  • Aree maggiormente coinvolte: quartiere Sante Croci e zone periferiche del centro urbano

  • Cause principali ipotizzate: instabilità delle argille, infiltrazioni d’acqua, precipitazioni intense dopo siccità, scarichi urbani

Cronologia degli eventi principali

  • 1790 – Primo grande evento franoso documentato nell’area di Sante Croci.

  • 12 ottobre 1997 – Nuova frana con evacuazioni: l’evento odierno viene considerato una riattivazione di quel dissesto.

  • 1951 – La Carta geologica del Servizio geologico d’Italia segnala già il coronamento della frana sul versante meridionale.

  • 2006 – Il Piano di assetto idrogeologico (PAI) individua l’area a rischio.

  • 2022 – Aggiornamento del PAI: confermata l’estensione della zona instabile.

  • 16 gennaio 2026 – Primo innesco dell’attuale frana con il crollo di un tratto della Strada provinciale 12, lungo la direttrice per Ponte Olivo.

  • 25 gennaio 2026 – Evento principale: arretramento del fronte fino a lambire le abitazioni più esterne del centro urbano.

  • Fine gennaio 2026 – Proseguono monitoraggio e assistenza alla popolazione; fase parossistica attenuata ma fenomeno ancora in evoluzione.

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