Intervistiamo il prof. Filippo Caraci sullo stato dell’arte del progetto ICOD e sul suo recente intervento al Senato della Repubblica sul delicatissimo tema della divulgazione scientifica.
Una recentissima e molto prestigiosa nomina, direttamente dal MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca – come delegato nazionale nella Innovative Health Initiative (IHI) – iniziativa innovativa per la salute –, il più grande partenariato pubblico-privato europeo nel settore della salute, che ha visto la luce nel 2022 come parte del programma Horizon Europe, con l’obiettivo di trasformare la ricerca scientifica in innovazioni concrete per i pazienti, mantenendo l’Europa leader nella ricerca sanitaria.
Una recente partecipazione, in qualità di relatore, all’evento “Science calling: la scienza per tutti in un podcast”, organizzato dalla senatrice Mariolina Castellone nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica italiana.

Il Prof Caraci e la senatrice Castellone al Senato della Repubblica
Stiamo parlando del prof. Filippo Caraci, membro della SIF – Società Italiana di Farmacologia –, professore ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Catania (DSFS – Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute), responsabile della UOR – Unità Organizzativa Responsabile – di Neurofarmacologia presso l’IRCCS – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Oasi di Troina (EN) e coordinatore europeo per le attività di diffusione del progetto ICOD – Improving Cognition in Down Syndrome.
Iniziamo chiedendo al professore perché ICOD e a che punto sia oggi la ricerca nel merito.
“La sindrome di Down (di seguito indicata come sD, ndr) – ha esordito il professore – causa una disfunzione cognitiva permanente, che comporta importanti conseguenze negative per questi individui, le loro famiglie e la società. Nonostante il pesante carico sociale e le maggiori necessità mediche legate a questa disabilità intellettiva, non esiste ancora una terapia approvata per la disfunzione cognitiva correlata alla sD. L’obiettivo finale del progetto ICOD, finanziato nell’ambito del programma di ricerca H2020, è quello di rendere disponibile un farmaco innovativo ‘first-in-class’ (capostipite) per le persone con sD entro 7 anni dall’inizio del suo sviluppo clinico, offrendo ai soggetti con sD e alle loro famiglie un nuovo approccio per il trattamento delle compromissioni funzionali e cognitive legate alla sindrome”.
Il professore illustra successivamente il funzionamento della molecola AEF0217 per il trattamento dei deficit cognitivi nelle persone con sD.
“I cannabinoidi in eccesso – ha continuato il prof. Caraci – sono la causa dei deficit cognitivi nella sD. Ecco che interviene il farmaco AEF0217, il quale ne inibisce la produzione agendo su alcuni neurotrasmettitori. La sicurezza e la tollerabilità di AEF0217 sono state valutate dal progetto ICOD in studi clinici di Fase I che hanno incluso soggetti sani neurotipici. Secondo i risultati, la molecola è del tutto sicura e ben tollerata. Ulteriori ricerche su giovani con sD (studio di Fase I/II) hanno mostrato le prime evidenze cliniche dell’efficacia di AEF0217, in particolare nei domini della cognizione e della funzionalità adattiva. I risultati della sperimentazione saranno esaminati e presentati. Stanno per iniziare gli studi di Fase II sulla sicurezza e l’efficacia in uno studio clinico internazionale multicentrico che coinvolge dieci centri clinici e tre Paesi (Spagna, Francia e Italia). I risultati sono previsti per il terzo trimestre del 2027”.
Il prof. Caraci ha poi parlato del suo intervento in qualità di delegato nazionale nella Innovative Health Initiative presso il Senato della Repubblica:
“Ringrazio la senatrice Mariolina Castellone per aver organizzato questi stati generali della ricerca medico-scientifica. L’IHI ha una caratteristica, una novità assoluta nella strutturazione dei bandi: la comunicazione alle famiglie, per far arrivare loro nel modo più chiaro possibile ciò che stiamo facendo nel nostro lavoro di ricerca scientifica. Le famiglie vanno ascoltate nei loro bisogni e ci chiedono comunque in che modo un farmaco innovativo, ad esempio ICOD, possa cambiare le autonomie funzionali nelle vite dei loro figli. Abbiamo svolto più di 10 incontri con la task force sulla sD, chiamati ‘Scienza incontra Down’, e ci siamo accorti che ogni volta si trattava di una crescita reciproca nella comunicazione tra noi e le famiglie. Solo mettendo al centro la persona si può arrivare a tutto ciò”.
