Si è chiusa domenica scorsa 26 aprile la stagione regolare del Campionato di serie C, che aveva visto dopo alcuni anni il ritorno tra i professionisti del Siracusa calcio. Purtroppo questa nuova avventura si è conclusa malamente con il mesto ritorno nella categoria inferiore,  mentre sono ancora in itinere diverse vicende non sportive, seppur connesse agli aspetti strettamente tecnici e legati al campo di gioco. Ma andiamo con ordine.

Anzitutto va sottolineata la gestione sciagurata da parte della proprietà Ricci, che pure aveva guidato la squadra al ritorno tra i professionisti. Una “mala” gestione che è stata responsabile del fallimento del progetto sportivo e non solo,  determinando la perdita  di  ogni credibilità per la società medesima.

Se esaminiamo brevemente tutte le inadempienze, le omissioni e anche le promesse non mantenute da parte della proprietà, infatti, il quadro degli eventi che hanno portato alla retrocessione è chiaro e conseguenziale.

Mr.Marco.Turati

Riepiloghiamo brevemente i principali eventi negativi di questa disgraziata stagione: anzitutto il ritiro pre-campionato saltato per mancanza di un numero congruo di calciatori arrivati solo alla fine del calcio mercato; la scelta di giocatori pur validi ed esperti ma spesso reduci da annate negative o infortuni importanti; i ripetuti tardati od omessi pagamenti di contributi previdenziali, assistenziali e stipendi che hanno comportato ben undici punti di penalizzazione; ulteriori penalità saranno scontate nel prossimo campionato; il rimpasto della squadra nel mercato di gennaio che ha costretto l’ottimo mr. Turati a dover fare una fatica enorme nel riconfigurare la squadra stessa; i tanti punti persi sul campo per ripetute sconfitte  nei primi mesi di Campionato, dovute soprattutto ai ritardi di cui sopra.

Di Paolo

A tutto ciò si aggiunga la chiusura da parte della presidenza Ricci ad ogni tentativo di ingresso di nuovi soci nella compagine azzurra, nonostante alcune proposte interessanti da parte di vari gruppi imprenditoriali, ai quali in buona sostanza è stato sempre rifiutato l’acquisto di quote di maggioranza, con l’invito semmai la versare risorse economiche ai soli fini della sponsorizzazione.

In altri termini, la proprietà Ricci ha insistito, con presunzione e senza un business plan efficace, a governare in solitudine la barca aretusea fino a causarne l’affondamento.

Arditi

Sul campo, infatti, senza la penalizzazione degli undici punti, oggi parleremmo probabilmente di una salvezza, comunque risicata ed attraverso la lotteria degli spareggi play-out , ma almeno con chances concrete di mantenere la categoria.

Se vogliamo trovare degli aspetti positivi in questa stagione così negativa,  possiamo individuarne due: la maturazione di una forte coscienza ed identità collettive della tifoseria che non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla squadra ed al tecnico, sia sul piano psicologico ma anche su quello economico, consentendo, a tal proposito, con una raccolta fondi, di contribuire alle elevate spese di gestione nella parte finale del campionato. Altra nota positiva la capacità di squadra e tecnico – pur in mezzo a tanti errori tecnici, difficoltà varie e sconfitte sul campo – di dare sempre un’ immagine di lotta e di attaccamento alla maglia, con la contemporanea valorizzazione di alcuni giovani interessanti di cui sentiremo parlare anche in categorie superiori. Tra loro, in particolare, Arditi, Di Paolo, Iob, Puzone, Gudelevicius, nonché il giovanissimo siracusano Morreale.

Finito il campionato con la retrocessione, restano aperti ancora tre “terreni di gioco” dei quali  si continuerà a parlare  nelle prossime settimane: il tribunale fallimentare, a cui si sono rivolti creditori della società; il tribunale federale che infliggerà ulteriori penalizzazioni da scontare il prossimo anno; la negoziazione auspicabile con cordate di imprenditori e/o fondi di investimento che si spera possano rilevare il Siracusa calcio e finalmente estromettere la proprietà Ricci.

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