Dall’8 maggio al 28 giugno al Teatro Greco tragedie e poema epico tra regie d’autore e grandi interpreti. Ovidio all’Orecchio di Dionisio, una mostra multimediale e un fitto calendario di incontri ridisegnano l’esperienza del classico

SIRACUSA — Il mito torna a parlare con voce contemporanea, tra pietra antica e tecnologie immersive. La 61ª Stagione della Fondazione INDA al Teatro Greco di Siracusa si annuncia come una delle più articolate degli ultimi anni: quattro nuove produzioni, un grande affresco ovidiano all’Orecchio di Dionisio, una mostra immersiva e un calendario di incontri che attraversa l’intera stagione, da aprile a luglio.

Dopo l’anteprima per le scuole de L’Iliade, firmata da Giuliano Peparini e capace di richiamare 12 mila spettatori in soli quattro giorni, il sipario si alzerà ufficialmente l’8 maggio con Alcesti di Euripide. La regia è di Filippo Dini, con traduzione di Elena Fabbro e musiche originali di Paolo Fresu, eseguite dal vivo per il debutto. In scena, tra gli altri, Deniz Ozdogan nel ruolo della protagonista e Aldo Ottobrino nei panni di Admeto, per una tragedia che interroga il sacrificio e il limite umano.

Admeto&Alcesti2(AldoOttobrino&DenizOzdogan)_Ph.F.Centaro

Il giorno successivo, il 9 maggio, sarà la volta di Antigone di Sofocle, affidata alla regia internazionale di Robert Carsen. Camilla Semino Favro interpreta la giovane ribelle, affiancata da Paolo Mazzarelli (Creonte), in una lettura che promette di confrontarsi con le tensioni etiche e politiche del presente.

A metà giugno, il 13, debutta I Persiani di Eschilo, diretti dal catalano Alex Ollé, tra i fondatori della compagnia La Fura dels Baus. Nel cast spiccano Anna Bonaiuto (Atossa) e Alessio Boni (Dario), per una tragedia che, raccontando la sconfitta, riflette sulla fragilità del potere.

Completa il programma principale il ritorno de L’Iliade di Omero, in scena dal 14 al 27 giugno. Ancora la firma di Giuliano Peparini per uno spettacolo corale che intreccia parola, musica e movimento: Vinicio Marchioni sarà l’Aedo, Giuseppe Sartori (Achille) e Alessio Boni (Priamo), accompagnati da oltre 80 artisti, inclusi gli allievi dell’Accademia INDA.

Ma il 2026 segna anche un ampliamento dell’esperienza teatrale oltre il palcoscenico. Dal 21 giugno al 5 luglio, proprio all’Orecchio di Dionisio, prenderanno vita episodi dalle Metamorfosi di Ovidio, ancora sotto la direzione di Giuliano Peparini, in un dialogo diretto tra natura, mito e spazio archeologico.

Antigone(CamillaSeminoFavro)

Accanto agli spettacoli, la stagione propone “Sotto il cielo degli Dei”, una nuova mostra immersiva all’interno del Teatro Greco che, grazie all’intelligenza artificiale, accompagnerà il pubblico in un viaggio nella storia delle rappresentazioni classiche. Un percorso che si affianca alle esposizioni già in corso: “Orestea atto secondo” a Palazzo Greco e “Al di là del limite” al Museo Archeologico Paolo Orsi, dove archeologia e teatro dialogano attraverso materiali d’archivio, costumi e installazioni audiovisive.

Il cartellone si arricchisce inoltre di incontri e approfondimenti: dal ciclo all’Orecchio di Dionisio, curato da Margherita Rubino, fino ad “Agòn”, il processo simulato che quest’anno metterà sotto accusa Creonte. E ancora il Festival internazionale del teatro classico dei giovani ad Akrai, che celebra la sua trentesima edizione coinvolgendo oltre 2000 studenti da tutta Europa.

A suggellare l’identità visiva della stagione è il manifesto firmato da Michelangelo Pistoletto, protagonista dell’Arte Povera, che con l’opera Theater restituisce un’idea di scena come spazio di riflessione collettiva.

Tradizione e innovazione si intrecciano anche sul piano linguistico: gli spettacoli saranno accessibili in inglese, francese e spagnolo grazie alla traduzione simultanea via intelligenza artificiale, mentre prosegue il progetto di traduzione editoriale dei testi, che nel 2026 approda alla lingua cinese.

Nel segno di una continuità che guarda al futuro, Siracusa si conferma così uno dei luoghi privilegiati in cui il teatro antico continua a interrogare il presente, trasformando ogni stagione in un laboratorio vivo di cultura.

Immagine in evidenza: foto Pantano

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