Titolo della settimana: Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci.
Reduce dal successo di Ultimo tango a Parigi, Bernardo Bertolucci può permettersi tutto. Novecento, inizialmente pensato — vista la durata fiume di 5 ore e 20 minuti — come prodotto televisivo, si trasforma, per volontà del cineasta, in un film in due atti.
Bertolucci cerca di fondere, riuscendoci in parte, il cinema classico americano con il realismo europeo, attraverso Olmo, figlio di contadini, e Alfredo, erede designato del padrone, nati lo stesso giorno del 1900. Li seguiremo dall’infanzia alla vita adulta.
La pellicola è un romanzo su una regione — la bassa Emilia parmense — che il regista conosce fin troppo bene ma, allo stesso tempo, ha la capacità di non essere provinciale, trasformandosi in un significativo racconto storico su un’intera nazione e i suoi travagliati momenti: le guerre, il lavoro agricolo, le lotte di classe, l’avvento del fascismo, le celebrazioni del Primo Maggio. È anche l’annuncio funebre della fine di un’era. Non a caso Alfredo Berlinghieri ha il volto di Burt Lancaster, già Principe di Salina nell’affresco siciliano Il gattopardo di Luchino Visconti, altra imperdibile parabola sulla fine di un mondo.
Novecento è arricchito dalla fotografia sublime di Vittorio Storaro, che qualche anno fa ne ha curato il restauro, dalla musica — questa volta più sobria — di Ennio Morricone e dal montaggio straordinario di Franco Arcalli, nonché sceneggiatore insieme a Bernardo e Giuseppe Bertolucci.
Il cast è stellare: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Alida Valli, Romolo Valli, Giacomo Rizzo, Donald Sutherland e Laura Betti. Questi ultimi due interpretano personaggi tra i più crudeli e malsani della storia del nostro cinema, tanto che Donald Sutherland dichiarò, in un’intervista, di non essere riuscito a vedere il film per anni.
Per portare a termine l’opera secondo le indicazioni di Bertolucci, la produzione impiegò circa 12 mila comparse del luogo. Altre curiosità riguardano il cast: il sogno del regista era avere Jack Nicholson come protagonista, ma l’attore era già impegnato in altri progetti. Su Gérard Depardieu, invece, si è spesso vociferato di avances nei confronti di Stefania Sandrelli, oltre che di un continuo attaccamento alla bottiglia.
I nomi Alfredo e Olmo sono un omaggio: il primo a Giuseppe Verdi (così si chiama un personaggio de La traviata), il secondo agli alberi che, in quell’epoca, furono quasi tutti sterminati da una malattia.
Nel film è presente anche un omaggio a Pier Paolo Pasolini, a dimostrazione di come Bertolucci, pur girando un kolossal, non dimentichi l’influenza del cinema popolare. Il suo sguardo resta rivolto al popolo e la pellicola contiene numerose scene di canti e balli della tradizione contadina.
Bertolucci in stato di grazia: Novecento è un film da vedere e rivedere, un pezzo di storia del cinema. Buona visione.
