Il modello di ricerca integrata che può cambiare il futuro degli scavi

SIRACUSA – Si è svolta martedì 28 presso la Biblioteca Paolo Orsi della Soprintendenza di Siracusa, la conferenza stampa dedicata alla presentazione dei risultati delle più recenti campagne di ricerca archeologica condotte nella Villa Romana del Tellaro e a Eloro. A illustrare le nuove scoperte sono stati il Soprintendente Carmelo Lutri, nella sua veste di direttore del Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, il sindaco di Noto Corrado Figura, la prof.ssa Caterina Ingoglia dell’Università degli Studi di Messina, il prof. Davide Tanasi della University of South Florida (di origine netina) e la dott.ssa Rosa Lanteri, direttore scientifico del Parco.

L’archeologia del XXI secolo – emerge dall’incontro di questa mattina- non è più il risultato dell’intuizione del singolo studioso, ma il frutto di una complessa rete di competenze, tecnologie e collaborazione istituzionale. Le recenti campagne di ricerca nella Villa Romana del Tellaro e a Eloro dimostrano come sia ormai possibile inaugurare una nuova stagione della ricerca archeologica, fondata sulla concertazione tra enti pubblici, università e centri di ricerca internazionali, con il supporto delle più avanzate tecnologie scientifiche.

Il modello sperimentato presso la Villa Romana del Tellaro rappresenta infatti molto più di un successo locale: costituisce un paradigma metodologico destinato ad aprire nuove prospettive non solo per il territorio siracusano, ma per l’intera archeologia italiana e mediterranea.

La forza della concertazione istituzionale

Il primo elemento che emerge con chiarezza è il valore della collaborazione tra istituzioni.

Il Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, l’Università degli Studi di Messina e la University of South Florida, grazie a un sistema di convenzioni scientifiche consolidate negli anni, hanno costruito un’autentica comunità della ricerca.

Non si tratta semplicemente di una collaborazione amministrativa, ma di una vera integrazione di competenze che mette insieme archeologi, architetti, geologi, geofisici, topografi, restauratori, informatici e specialisti della diagnostica.

Questo approccio multidisciplinare ha consentito di affrontare ogni fase dell’indagine con una visione complessiva, nella quale ciascuna disciplina contribuisce alla ricostruzione della storia del sito.

Come dimostrano i risultati raggiunti, la concertazione istituzionale non rappresenta soltanto una buona pratica amministrativa, ma diventa essa stessa uno strumento scientifico capace di generare nuova conoscenza.

La ricerca comincia prima dello scavo

Uno degli aspetti più innovativi dell’esperienza della Villa Romana del Tellaro consiste nell’aver ribaltato il tradizionale approccio allo scavo.

Prima ancora di rimuovere il primo strato di terreno, i ricercatori hanno costruito un articolato percorso conoscitivo attraverso:

  • ricerche archivistiche;
  • studio delle fotografie storiche;
  • telerilevamento (remote sensing);
  • prospezioni geofisiche;
  • rilievi digitali;
  • analisi architettoniche e volumetriche.

«Lo scavo viene oggi preceduto dalla conoscenza» potrebbe sintetizzare efficacemente questa nuova filosofia operativa.

Le indagini geofisiche hanno infatti permesso di individuare con estrema precisione le anomalie presenti nel sottosuolo, limitando gli interventi invasivi e concentrando le operazioni nei punti realmente significativi.

Si tratta di una metodologia che aumenta l’efficacia scientifica della ricerca e, nello stesso tempo, tutela maggiormente il patrimonio archeologico.

L’Intelligenza Artificiale: la nuova alleata dell’archeologo

Se il remote sensing e la geofisica rappresentano il presente della ricerca, l’Intelligenza Artificiale costituisce ormai il naturale sviluppo di questo percorso metodologico.

Pur non essendo ancora esplicitamente protagonista delle campagne illustrate, l’IA si integra perfettamente con il sistema di indagini adottato nella Villa Romana del Tellaro.

Le sue applicazioni sono ormai numerose.

Attraverso algoritmi di apprendimento automatico, enormi quantità di immagini satellitari, fotografie aeree e dati geofisici possono essere elaborate in tempi rapidissimi, consentendo di individuare strutture archeologiche invisibili all’occhio umano.

L’IA permette inoltre di:

  • riconoscere automaticamente elementi murari;
  • classificare e catalogare reperti;
  • ricomporre virtualmente frammenti ceramici o lapidei;
  • elaborare ricostruzioni tridimensionali degli edifici antichi;
  • prevedere fenomeni di degrado dei monumenti attraverso modelli predittivi.

Nel caso della Villa Romana del Tellaro, queste tecnologie potranno contribuire a ricostruire con sempre maggiore precisione l’organizzazione degli ambienti, i percorsi interni, i livelli dell’edificio e le diverse fasi costruttive, trasformando la documentazione archeologica in un vero “gemello digitale” del sito.

L’Intelligenza Artificiale non sostituisce l’archeologo: ne amplia la capacità di osservazione, accelera l’analisi dei dati e suggerisce correlazioni che successivamente vengono verificate criticamente dagli studiosi.

Le scoperte che riscrivono la storia

L’efficacia della metodologia adottata trova conferma nelle scoperte emerse dagli scavi.

Nella Villa Romana del Tellaro è stato individuato un nuovo pavimento musivo con decorazioni geometriche che amplia il programma decorativo della residenza.

L’individuazione di una scala ha finalmente chiarito la distribuzione dell’edificio su più livelli, mentre la scoperta dell’impianto produttivo per la preparazione della malta — con fornace, calcara e silos perfettamente conservati — restituisce un’immagine molto più articolata dell’organizzazione economica della villa.

Ancora più rilevante è la revisione della cronologia del sito.

Le nuove evidenze stratigrafiche dimostrano infatti che la villa continuò a essere frequentata tra il IV e il VII secolo d.C., mentre una successiva rioccupazione della pars rustica tra il IX e l’XI secolo modifica profondamente le interpretazioni finora accettate.

Anche gli scavi di Eloro hanno aperto prospettive del tutto nuove.

Grazie alle prospezioni geofisiche e agli scavi mirati è stato possibile riportare alla luce un quartiere abitativo di età ellenistica e tardoellenistica, offrendo nuovi elementi per comprendere l’evoluzione urbanistica della città e i rapporti con il vicino santuario dell’Asklepieion.

Un modello destinato a fare scuola

Il caso della Villa Romana del Tellaro dimostra come l’archeologia contemporanea stia entrando in una nuova fase, nella quale la ricerca non si limita più allo scavo, ma nasce dall’integrazione tra discipline umanistiche, scienze naturali, ingegneria, informatica e analisi dei dati.

È un modello che coniuga tutela, sostenibilità e innovazione, riducendo l’impatto sul patrimonio e aumentando la qualità dell’informazione scientifica.

La collaborazione tra istituzioni, la condivisione degli archivi, la formazione di giovani ricercatori e l’impiego di tecnologie avanzate delineano un metodo destinato a diventare un punto di riferimento per numerosi altri contesti archeologici.

Una nuova stagione per l’archeologia italiana

La ricerca condotta nella Villa Romana del Tellaro non rappresenta soltanto una brillante campagna di scavo, ma l’affermazione di una nuova cultura scientifica.

«Conoscere prima di scavare, integrare prima di interpretare» potrebbe essere il principio che sintetizza questo approccio.

È un metodo che supera la tradizionale distinzione tra ricerca sul campo e innovazione tecnologica, dimostrando come la concertazione tra istituzioni, il dialogo interdisciplinare e l’utilizzo delle nuove tecnologie — dall’imaging geofisico fino all’Intelligenza Artificiale — possano trasformare radicalmente il modo di fare archeologia.

Da Villa Romana del Tellaro emerge così un messaggio di grande valore: il futuro della ricerca archeologica non risiede soltanto nelle nuove scoperte, ma nella capacità di costruire una rete di conoscenze, persone e tecnologie capace di leggere il passato con strumenti sempre più avanzati. Un modello destinato ad aprire nuove frontiere non solo per l’archeologia siracusana, ma per tutta la ricerca archeologica italiana e internazionale.

 

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