Ci sono legami che la storia custodisce meglio degli uomini. Fili sottili, quasi invisibili, che attraversano i secoli e continuano a unire luoghi apparentemente distanti. Uno di questi corre lungo la valle dell’Anapo e tiene insieme Pantalica – l’immensa necropoli sicula che precedette l’arrivo dei Greci – e Siracusa. È singolare che a riportarlo alla memoria, dopo tanto tempo, non sia stato uno scavo archeologico o una scoperta scientifica, ma dei surreali cartelli “turistici” e una cartella esattoriale.

L‘Anapo, «il fiume senza acqua», secondo l’etimologia greca, è un paradosso geografico e insieme storico: invisibile nel nome, decisivo nella realtà. Fu il corso d’acqua che accompagnò verosimilmente l’incontro – e il confronto – fra i coloni greci di Archia e i Siculi del regno di Hyblon, il mitico sovrano degli Iblei. Le sue acque con il canale greco Galermi, in tenere di Sortino, alimentarono per secoli la ricchezza di Siracusa, muovendo mulini e garantendo l’approvvigionamento idrico della città. Tanto preziose da indurre il senato siracusano a sottoscrivere con i Gaetani, marchesi di Sortino, quel contratto che Tommaso Gargallo avrebbe poi definito «capestro». Ancora oggi lo stemma della famiglia sortinese domina la fontana del Passeggio del Porto Grande, discreto promemoria di un’antica  relazione.

Siracusa, stemma famiglia Gaetani

Non era dunque una suggestione, ma una conseguenza della storia, quando il soprintendente Giuseppe Voza spiegava che proprio l’Anapo costituiva “l’ombelico”, l’asse vitale del riconoscimento unitario di «Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica». Non due siti distinti, ma un unico paesaggio culturale, saldato dalla geografia prima ancora che dall’archeologia. Lo ricordano anche le lapidi commemorative condivise e collocate congiuntamente nei comuni di Siracusa, Sortino, Ferla e Cassaro (a margine del riconoscimento Unesco i commissari aggiunsero che la candidatura di Pantalica, proposta dal Comune di Sortino, fu determinante per l’inserimento del sito nella Word Heritage List).

Quel cordone ombelicale, tuttavia, riaffiora recentemente in una forma quasi grottesca: una cartella esattoriale con cui si chiede il pagamento dell’iscrizione alla Camera di commercio del Consorzio individuato dal Piano di gestione del sito Unesco “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” per la gestione unitaria del sito. Proprio quel Piano che, nella sessione di Durban 2005, venne indicato dall’Unesco come modello per le future iscrizioni nella World Heritage List. Ancora più paradossale che la cartella sia arrivata nel 2023, e non ancora definita formalmente, a carico dell’allora sindaco di Sortino e primo presidente a titolo gratuito del Consorzio fino al 2007 quando le nuove amministrazioni di Siracusa e Sortino e decisero altri percorsi nonostante i progetti in corso che furono interrotti  e addirittura colpevolmente definanziati.

Piazza Duono, Siracusa

Da allora, qualcosa si è rotto. La concertazione tra i territori, che nel Consorzio trovava una sede naturale e nella gratuità degli incarichi la propria credibilità istituzionale, è stata progressivamente sostituita da una gestione frammentata, affidata al controllo delle singole casse comunali. Si è così dissolta la visione unitaria che per quanto faticosa aveva reso esemplare quel modello.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la difficoltà di elaborare una politica comune di valorizzazione; le cui conseguenze si manifestano nell’infelice spettacolo dello spreco di risorse pubbliche in occasione delle celebrazioni per il ventesimo anniversario del riconoscimento Unesco; e adesso il triste rimpallo di responsabilità sulla cartellonistica posta all’ingresso di Sortino (e poi rimossa) dove Pantalica viene rappresentata con le immagini di Myra in Turchia, fra strafalcioni nei testi sia in italiano che in inglese.  Metafora della disunione egoistica di territorio unito dalla storia e dalla geografia?

I cartelli contestati con le foto del sito Turco

L’impressione è che si sia smarrito il senso profondo di quel riconoscimento e dispersa la concertazione che lo aveva sostenuto. Perché il patrimonio mondiale non vive delle lapidi che lo celebrano (o nei cartelli che lo indicano, meglio se corretti), ma della responsabilità con cui lo si governa e con i servizi che si è capaci di offrire a cittadini e visitatori e che dopo 20 anni non esistono a spese dei turisti che periodicamente sono stati saccheggiati nel visitare il sito Unesco e non rimborsati. Per questo il filo invisibile dell’Anapo, che per millenni ha saputo tenere insieme uomini, città e civiltà, meriterebbe di non essere spezzato proprio da chi avrebbe il compito di custodirlo.

P.S. Mi spiace dover scrivere nella duplice veste di ex sindaco di Sortino (dal 1995 al 2007) e di direttore di Cammino, ma tant’è, anche in considerazione del fatto che la cartella esattoriale è stata notificata alla mia persona in quanto primo (e ultimo) presidente del Consorzio.

  • Immagine in evidenza “Pantalica, necropoli nord – sec. XIII a.c.” di Giò Martorana, pubblicata nel libro  “Sicilia. Tra miti antichi e storie contemporanee” /Rizzoli, 2026) di Giò Martorana e Giuseppe Matarazzo.
Condividi: