Ci sono persone che fanno cose importanti senza dare nell’occhio, stando sempre un passo indietro e lasciando ad altri la scena. Questo è stato Fernando Lazzarini, una figura importante per l’archeologia siracusana, e non solo, il cui nome è sconosciuto ai più. Entrato giovanissimo nei ruoli del Ministero dei Beni Culturali era rientrato in Sicilia con il ruolo di disegnatore all’inizio degli anni ’70 fino al pensionamento nel 2011. Con lui se ne va un pezzo di storia della Soprintendenza BBCCAA di Siracusa dove ha collaborato con tutti i Soprintendenti (da Luigi Bernabò Brea in poi) e gli archeologi, che lo hanno fortemente voluto sui loro scavi.

Dire che fosse un disegnatore è riduttivo, anche se con la sua mano felice e i rilievi esattissimi, fatti ancora alla vecchia maniera con rotella metrica e filo a piombo, ha consegnato alla storia e alla generazioni future la documentazione di quelle stratigrafie che, inevitabilmente, lo scavo archeologico distrugge per sempre. In realtà Fernando Lazzarini è stato anche un archeologo che si è guadagnata la qualifica sul campo, punto di riferimento per generazioni di archeologi e studenti che in lui hanno trovato sempre una fonte inesauribile di conoscenze.

Sarebbe troppo lungo l’elenco delle sue attività. Basti dire che non c’è stato uno scavo importante nei 40 anni prima del suo pensionamento a cui non avesse partecipato. Ma non solo. Negli ultimi anni della sua carriera, coincisi con i primi della mia, ha collaborato anche alla redazione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa (lo abbiamo voluto accanto anche durante le concertazioni con i Comuni, proprio perché lui rappresentava la memoria storica di tutto quello che era stato fatto) e alla perimetrazione dei Parchi archeologici.

Fino all’ultimo quest’uomo, sempre affabile e gentile, lo si poteva incontrare sui cantieri di scavo della fognatura nel quartiere Borgata, chiamato in soccorso ogni volta che si presentava un problema, ed ogni volta era una lezione sul campo per gli archeologi che seguivano lo scavo.

Con lui una conversazione poteva durare ore, perché, oltre a conoscere benissimo le stratigrafie dei contesti archeologici siracusani tante volte disegnate, aveva una profonda conoscenza della bibliografia, della documentazione storica e degli archivi. Dotato di una memoria formidabile era capace di mettere in relazione resti archeologici dislocati in punti diversi della città e scoperti  decine di anni prima, come quando durante lo scavo per la fognatura venne alla luce in Via Epicarmo un tratto di basolato in pietra lavica e lui si ricordò di un basolato identico scoperto 40 anni prima in Corso Gelone. Mettemmo tutto in pianta e tirò una linea: i 2 tratti erano perfettamente allineati lungo il percorso che lui aveva ipotizzato!  Discutere con lui della topografia di Siracusa antica faceva diventare tutto reale: le antiche linee di costa, le curve di livello della città che da Acradina risaliva verso la Neapolis, cardi e decumani, tutto andava al proprio posto come i pezzi di un puzzle che si andava completando.

Era anche uno spirito libero Fernando, capace di rivedere con spirito critico le teorie “consolidate”, sia per quanto riguarda lo sviluppo urbanistico di Siracusa antica che per le datazioni tradizionali di alcuni monumenti e, soprattutto, con grande generosità, condivideva il suo sapere e le sue intuizioni con tutti noi. Gli dobbiamo tutti tanto noi archeologi, io sicuramente gli devo tutto quello che so sulla topografia di Siracusa antica. Annalisa Rivoli, l’archeologa che con lui ha condiviso l’esperienza dello scavo dell’Artemision mi ha scritto che “Osservate insieme a lui le stratigrafie diventavano più reali, più interessanti. Ha reso il nostro lavoro più bello”. E’ vero.

Ci mancheranno, oltre la sua preparazione, i suoi consigli, l’entusiasmo, l’ironia e l’immensa pazienza con cui ci ha supportato e sopportato.

Grazie Fernando!

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