Titolo della settimana: Spartacus,1960 di Stanley Kubrick.

Storia di un capolavoro mancato.

Nel 1959 William Wyler trionfa nella notte degli oscar con Ben Hur che porta a casa ben 11 statuette, record mai superato ma eguagliato dal Titanic di Cameron 1997 e da Il signore degli anelli-il ritorno del re 2011. E da qui partiamo, precisamente da quel 1959 quando la Hollywood classica si avviava al tramonto. Kirk Douglas una delle stelle più luminose e influenti di quella magnifica stagione, si propone per il ruolo del principe giudeo, ma Wyler risponde picche.

Leggendo Spartacus, un romanzo del 1952 di Howard Fast e ancora ferito nell’orgoglio per il gran rifiuto, decide di portare su grande schermo la storia di questo schiavo che sfidò Roma intorno al 70 A. C.

Ottenuto il placet dalla Universal affidò la sceneggiatura a Dalton Trumbo, uno dei 10 di Hollywood, la famosa e infamante lista nera stilata dal Senatore McCarthy nel 1947 per mettere al bando dalla mecca del cinema tutti gli artisti in odore di comunismo in un clima da caccia alle streghe.

Ora siamo nel 1960 in piena guerra fredda e Trumbo sotto falso nome si rimette al lavoro con la regia affidata a Anthony Mann quasi subito sostituito da un giovanotto trentenne di nome Stanley Kubrick che con Douglas aveva già lavorato in Orizzonti di gloria del 1957, nonostante questo la convivenza tra i due non fu affatto semplice. Douglas ottiene un cast a dir poco clamoroso: Sir Lawrence Olivier, Charles Laughton, Peter Ustinov già Nerone in Quo Vadis?,1951, Jean Simmons e Tony Curtis. La storia è quella della rivolta guidata dallo schiavo trace Spartaco contro una Roma corrotta e decadente, che riesce a mettere quasi spalle al muro, fino all’inevitabile disfatta finale. Stanley Kubrick per la prima e unica volta in carriera entra a far parte di un progetto non suo e non può imporre ne la sua visione e tanto meno la sua poetica e il suo credo cinematografico. Dal suo punto di vista la pellicola doveva essere una metafora che riguardasse qualunque periodo storico anche contemporaneo, lotta sociale del popolo contro l’imperialismo, e crollo morale dell’impero romano visto come crollo morale dell’impero americano.

Ma Douglas impose il veto su queste tematiche troppo esplicite. Le tensioni con Kubrick continuarono anche in preproduzione e in fase di montaggio finale dell’opera. Nonostante questa difficile gestazione Spartacus a più di 60anni dalla sua uscita rimane, secondo il mio modesto giudizio, un classico anche se non arriva ad essere un capolavoro, e rimane assieme a Ben Hur il miglior film del genere epico, con alcune sequenze che non si dimenticano: una girata da Anthony Mann prima della sua sostituzione ossia il duello spettacolare nell’arena tra Spartaco e Draba, l’altra girata da Kubrick riguarda la battaglia finale tra l’esercito di Spartaco e quello di Crasso. Bastano queste due scene a far impallidire i polpettoni girati 40anni dopo come il sopravvalutato Il gladiatore o il deludente Troy.

4 oscar : peter Ustinov, fotografia, scenografia e costumi. Spartacus rispetto agli altri film epici del periodo si pone ad un livello sociale e politico superiore per l’argomento trattato, incentrando il tutto sulla rivolta degli schiavi contro il potere, un potere ormai logoro e marcio e per questo motivo fu bollato come film eversivo e socialmente pericoloso con annessa campagna per boicottarlo in America; poi crollata dopo che JFK si dichiarò entusiasta della pellicola, proprio JFK paladino di una nuova frontiera e una nuova libertà, che come in Spartacus, rimarrà un’utopia.

Curiosità: un dialogo di nemmeno un minuto tra Olivier-Crasso e Curtis-Antonino esplicitamente omosessuale fu sforbiciato dalla censura. Nel 2017 il film è stato selezionato per la conservazione nella biblioteca del Congresso USA.

Spartacus mi impegnò tre anni della mia vita, più di quanti il vero Spartaco ne avesse passato a far la guerra a Roma” parole di Kirk Douglas. La grande stagione della Hollywood classica si andava a chiudere e all’orizzonte si affacciava la New Hollywood. Buona visione

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