Presentato il volume di Giuseppe “Gongolph” Costa

Cosa avranno mai questi ex einaudini generazione boomers da essere così affascinati dalla scrittura? C’è chi ha iniziato direttamente dai libri come Annamaria Piccione, chi ha iniziato dai giornali per approdare ai libri come Prospero Dente e come me, e c’è pure chi ha iniziato con un fortunatissimo blog per approdare infine al libro … E’ il caso questo di Giuseppe Costa, alias Gingolph, che lo scorso sabato ha presentato a Siracusa, nell’affollata sala dell’Urban Center, accompagnato da Mario Fillioley ed Emiliano Colomasi, il suo primo, ma siamo certi, e osiamo pure sperarlo, che non sarà l’ultimo, libro.

Al centro l’autore del libro

Giuseppe Costa ama la musica, dichiara di svolgere qualsiasi attività della sua vita accompagnandosi con un sottofondo musicale e posso testimoniare, per averci lavorato insieme, che quanto Giuseppe dichiara corrisponde assolutamente a verità. Nella sua playlist c’è un po’ di tutto: dall’opera alla disco, dal jazz alla musica etnica, dalla canzone melodica italiana ai cantautori per approdare ai nuovi emergenti come Madame e Colapesce e Di Martino; in realtà, anche nella sua scrittura la musica è un sottofondo perché questo libro è  un viaggio tra memorie familiari e suggestioni culturali, questo è un libro che potremmo ascrivere alla categoria dei “romanzi di formazione” in quanto è proprio la musica a dare “forma” al Giuseppe che noi conosciamo e, per quanto l’autore voglia indurre a credere che si tratti solo di un divertissment, è un libro in cui la leggerezza ha senso calviniano. Perché in questo libro c’è Il papà che fischietta e la mamma canterina, ci sono le feste familiari tra zii, cugini e una terrazza su cui ballare, ci sono incontri e amicizie nate e consolidate grazie alla musica. La colonna sonora di questo libro svela moltissimo dell’autore, ben oltre i suoi gusti musicali: a saper leggere tra le note di queste pagine costruite come una partitura, si scopre il suo amore per il cinema, i suoi gusti letterari ma si intuisce anche il suo orientamento religioso e quello politico, insomma si intuisce quale sia, per Giuseppe, il senso della vita.

Per chi, come me, è nato tra gli anni negli anni ’60, sfogliare le pagine di Gingolph è un viaggio nella nell’infanzia, nell’adolescenza, nella giovinezza e non importa se e quanto i gusti musicali di chi legge possano coincidere con i gusti musicali dell’autore, perché comunque affiorano memorie, perché se per Giuseppe l’opera dell’infanzia è stata la Cavalleria Rusticana, le sue righe mi hanno riportato al salotto dei miei nonni e alla mia prima opera lirica che fu la Traviata all’età di quattro anni; ancora Pipino il Breve, l’opera dei Pupi che Tony Cucchiara in modo geniale trasformò in musical e che dalla Sicilia, dall’allora cinema teatro Vasquez arrivò sino a Broadway, un amore che ha accompagnato la mia adolescenza legandomi in maniera viscerale alla Sicilia che oggi amo raccontare attraverso il cibo; e poi De Andrè  che mi riporta ha un altro prete che, molto prima di don Gallo e di Don Andrea degli Alter Faber,  viveva De Andrè con i suoi alunni: il prete era don Salvatore Arnone e i suoi alunni eravamo proprio noi, questi einaudini con la mania della scrittura. Molti altri ricordi queste pagine hanno avuto il potere di evocare e molti ne evocheranno in voi quando leggerete questo libro che è una sorta di life playlist.

Due domande per l’autore: ma qual è la canzone che rimanda alla tua meravigliosa Rita? E poi: ma in tutta questa musica, come hai fatto a lasciare fuori Bach e Mozart? Aspetto le risposte nel prossimo libro!

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