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Europa – Le politiche di inclusione nel Vecchio continente

Europa – Le politiche di inclusione nel Vecchio continente

I numeri e lo stato dell’arte

L’approvazione in Consiglio dei Ministri dell’ultimo decreto attuativo della legge delega in materia di disabilità, L. 227/2021, pone l’Italia uno dei Paesi più all’avanguardia per quanto riguarda appunto, i diritti delle persone con disabilità. Secondo alcuni dati Istat, sono circa 338 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole di ogni ordine e grado (poco più del 4% degli iscritti). Migliora l’offerta degli insegnanti di sostegno, ma il 60% degli alunni con disabilità cambia insegnante di sostegno da un anno all’altro e il 9% nel corso dello stesso anno scolastico. Ma cosa accade in Europa? L’Unione europea inizia a occuparsi di disabilità a partire dalla seconda metà degli anni ‘70, attraverso strumenti non vincolanti. Con l’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, l’allora Comunità ha però acquisito il potere di adottare misure volte a combattere le discriminazioni della disabilità e le politiche europee hanno assunto maggiore incisività. La ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità’ ha spinto l’Ue ad includere la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità tra le sue priorità politiche. In Europa, il tasso di abbandono scolastico delle persone con disabilità è il doppio di quello delle persone senza disabilità. Molti giovani con disabilità frequentano scuole speciali e hanno difficoltà ad accedere all’istruzione e alla formazione ordinarie: solo il 29% ottiene un diploma di istruzione terziaria (i corsi di studio post diploma di istruzione e formazione professionale o post diploma di scuola superiore, ndr) rispetto al 44% delle persone senza disabilità. Nel 2022 il 27% della popolazione dell’UE sopra i 16 anni aveva una qualche forma di disabilità. Secondo le stime di Eurostat, tale percentuale corrisponde a 101 milioni di persone, ossia un adulto su quattro nell’UE. Nel 2020 il 17,7% delle persone con disabilità di età compresa tra i 20 e i 26 anni era disoccupata rispetto all’8,6% delle persone senza disabilità della stessa fascia d’età. Nel 2022 il 28,8% delle persone con disabilità era a rischio di povertà o di esclusione sociale, rispetto al 18,3% delle persone senza disabilità. In merito al diritto alla prevenzione sanitaria e alle cure mediche, per le persone con disabilità l’assistenza sanitaria è spesso troppo cara, lontana e con lunghi tempi di attesa. In Europa dunque, occorre fare ancora tanto per riconoscere l’equità e l’inclusione di una persona con disabilità nella società e sarebbe auspicabile un confronto tra le associazioni di persone con disabilità e chi ha deciso di volare verso Bruxelles, così che il volo (chissà) lo si possa spiccare insieme.

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