È andato in scena sabato 27 aprile scorso al Teatro Comunale di Priolo, lo spettacolo “Ascutatimi! Vi cuntu la storia di Peppino Impastato”, il giovane siciliano morto per mano della mafia il 9 maggio del 1978. Una rappresentazione diretta da Giuseppe Pollicina sui testi di Giuseppe Cultrera, grazie alla compagnia “Tabula rasa” di Milazzo è stato possibile ridare voce a Peppino il giovane giornalista che usava l’ironia per denunciare i misfatti e gli intrallazzi dei mafiosi con particolare riferimento nella gestione dell’aeroporto di Punta Raisi, nonché al traffico e smercio di droga .
Davanti all’amministrazione comunale, in un teatro gremito, attento, partecipe ed in religioso silenzio, dove l’emozione era palpabile, e fiato quasi sospes,o è stato possibile rivivere gli ultimi giorni del giovane siciliano: facendone conoscere la sua storia fatta di coraggio e di riscatto, ricordandone l’impegno profuso per denunciare l’organizzazione mafiosa.
Nato a Cinisi, in una terra difficile, all’interno di una famiglia mafiosa, fin da giovane si ribella al sistema, rompe ogni rapporto con il padre anch’egli un mafioso e dedica la sua vita a combattere quel sistema diventando però un personaggio scomodo soprattutto quando nel 1976 Peppino fonda Radio Aut. Una radio libera, autofinanziata, che utilizza per denunciare i potenti locali e soprattutto Totò Badalamentidetto “Turi seduto”.

Badalamenti, non può tollerare un simile affronto e nonostante il coraggioso tentativo della madre di Peppino, Donna Felicia, di parlare con Don Vito, affinché lasci stari a “so’ figgio” egli ne decreta la morte . Nella notte tra l’8 e il 9 maggio Peppino viene assassinato dalla mafia e il suo corpo ritrovato sui binari della ferrovia, su una carica di tritolo. Per depistare le indagini e avvalorare la tesi del suicidio inizialmente si pensò all’ ipotesi che il giovane volesse preparare un attentato terroristico, ma pentito scelse il suicidio.
Quella di Peppino Impastato fu una morte atroce che subito non ebbe l’eco che il caso meritava perché il ritrovamento del suo corpo senza vita avverrà poche ore prima del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Peppino era un sognatore, un giovane che non aveva paura di sfidare i potenti della mafia con la speranza di scuotere le coscienze e cambiare l’esistente, ma non ci riuscì in vita perché fu assassinato da quella stessa mafia che lui combatteva.
Ogni anno sono tante le manifestazioni messe in campo a livello locale e nazionale ,nel giorno della sua scomparsa , per denunciare e contrastare la mafia, mentre un corteo ripercorre quello che si suppone sia stato l’ultimo tragitto percorso da Peppino prima di essere ucciso.
