Carlentini. Ci sono libri che non nascono per aggiungere un titolo alla bibliografia di un autore, ma per riconciliarsi con se stessi e con la vita. “La scelta” di Antonino Gibilisco è un racconto di vita sincero, un racconto profondamente umano che si fa testimonianza e donazione, con la limpidezza di chi non teme più di guardare dentro la propria storia e di consegnarla agli altri. Non è solo un’autobiografia, dunque. È piuttosto un itinerario dello spirito, un attraversamento interiore che tocca l’infanzia, la perdita, la fede, l’amore, la scoperta della propria vocazione umana. Il titolo, La Scelta, racchiude la parola che segna ogni destino umano: la libertà di decidere chi essere e come vivere alla luce di ciò che si crede e si ama.

Antonino Gibilisco nasce a Carlentini nel 1945. Entra giovanissimo nel Seminario arcivescovile di Siracusa il 1° ottobre 1957, per poi intraprendere gli studi in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Patologia della riproduzione umana. Accanto alla professione medica, Gibilisco ha speso gran parte della sua vita nel volontariato, nel mondo dell’Azione Cattolica, dei Cursillos, dell’Avis e in tanti ambiti di servizio sociale, civile e politico. Una biografia che parla di fedeltà, impegno e relazioni costruite nella gratuità.

Nel libro, l’autore torna al nucleo più intimo della propria storia: quel ragazzo di dodici anni che lascia la casa paterna, ancora segnata dal lutto per la perdita del padre, e parte per il Seminario con una valigia piena di sogni e paure.

Semplice e diretta, la sua scrittura restituisce la freschezza di uno sguardo che si apre al mondo. «Mi alzai in fretta dal letto – scrive Gibilisco nel primo capitolo – afferrai il manico della valigia. Non era molto pesante, nonostante l’abbondante corredo che conteneva. Con un velo di tristezza diedi un bacio a mia sorella Lucia, mia compagna inseparabile in tutto. Ci scambiammo uno sguardo pieno d’affetto. Il mio viaggio era appena cominciato. Non si poteva tornare indietro».

È questo il tono – dolce e onesto, come chi racconta non per commuovere ma per comprendere – che accompagna tutto il libro. Nino Gibilisco ripercorre gli anni della formazione seminaristica, la chiamata, la tensione tra vocazione religiosa e vocazione alla vita familiare, il travaglio della coscienza, fino a quella scelta finale che segnerà la sua esistenza.

«Le belle storie – scrive nella sua intensa prefazione Gabriella Milone, psicologa e psicoterapeuta e dirigente dell’Asp di Siracusa – non si raccontano da sole. Bisogna saperle raccontare, e Nino Gibilisco con La scelta c’è riuscito con una sincerità disarmante. Il suo cammino travagliato, segnato da momenti di dubbio e di incertezza, diventa una riflessione profonda sulla necessità di guardarsi dentro e di accogliere i propri sentimenti senza giudizio».

Milone sottolinea che «la consapevolezza è la chiave di volta per conoscere se stessi e prendere decisioni autentiche che riflettano la nostra vera essenza», e riconosce nel libro un invito a riscoprire la fede come forma di verità vissuta.

«Questo libro – scrive ancora nella prefazione Gabriella Milone – ci mostra come la scelta, benché difficile e sofferta, possa aprirci lo scrigno della vita vissuta in pienezza. Così la decisione dell’autore di abbandonare la strada del sacerdozio per abbracciare quella del matrimonio non fa che confermare quella fede in Dio Provvidenza, che non lo ha mai abbandonato».

Ed è proprio qui che il valore de La scelta va oltre la vicenda personale: Gibilisco non racconta solo se stesso, ma racconta l’uomo che tutti siamo.

L’uomo che cerca, che dubita, che ama, che sbaglia e si rialza; l’uomo che nella fede non trova rifugio ma cammino; l’uomo che comprende che la vocazione più grande è quella alla verità.

Offrire la propria vita attraverso un libro – scrive Gibilisco nella Nota dell’autore – è stato un modo per «rivivere tutte le emozioni vissute nell’età giovanile e adulta», ma anche per lasciare ai figli e ai nipoti un’eredità di valori e di memoria. È un gesto di donazione, un atto d’amore verso la propria comunità e verso la vita stessa.

Perché raccontarsi significa affidare il proprio tempo agli altri, trasformare la fragilità in parola e la memoria in dono. In un’epoca in cui tutto corre e si dimentica, il racconto autobiografico diventa allora una forma di resistenza spirituale: un modo per dire che ogni vita, se condivisa, può illuminare quella degli altri.

La copertina del libro, che riproduce un paesaggio di Anselmo Campisi, è un’immagine di terra e di luce, quasi a suggerire che ogni esistenza – come una collina sotto il sole – custodisce le proprie ombre e le proprie albe. Ed è forse questa la lezione più profonda che La scelta ci consegna: che la fede non è fatta di certezze, ma di passi compiuti nella verità; che la felicità non si trova nelle risposte, ma nella libertà di ascoltare la voce che ci abita dentro.

In fondo, come scrive Gibilisco: «Sentii un nodo in gola. Non seppi capire se di angoscia o di gioia. Due grosse lacrime scesero giù dagli occhi. Mia madre stava per lasciarmi da solo. Per la prima volta nella vita. Il mio viaggio era appena cominciato. Non si poteva tornare indietro».

Quel viaggio non è mai davvero finito. Continua oggi, nelle pagine di questo libro, come testimonianza di fede, di umanità e di gratitudine.

Perché scrivere di sé, quando lo si fa con umiltà e sincerità come ha fatto Gibilisco, non è un atto narcisistico, ma una forma di carità: un modo per dire agli altri che ogni storia, anche la più semplice, può diventare luce.

Il libro è stato presentato nei giorni scorsi nel Complesso del Carmine “Gabriele Alicata” di Carlentini. presenti il sindaco Giuseppe Stefio, Gabriella Milone, Giuseppe Bonfiglio, vecchio amico di vita e di cammino dell’autore e Anselmo Campisi, pittore e autore della tela di copertina che ha saputo tradurre in colore il travaglio interiore del protagonista. La presentazione è stata più di un semplice incontro letterario, ma un momento di condivisione, di ascolto e di memoria viva, un percorso di parole e riflessioni alla scoperta del valore profondo della testimonianza personale e della fede incarnata nella vita quotidiana.

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