Paolo Magnano rievoca la testimonianza eroica di Sebastiano Pandolfo

Ricostruire i grandi eventi che hanno segnato la nostra storia contemporanea è sempre molto impegnativo per lo storico che affronta questo difficile compito.

Eppure Paolo Magnano, con impegno e passione, è riuscito nell’intento di richiamare alla memoria le vicende umane ed eroiche di un giovanissimo carabiniere di Sortino che immolò la propria vita per la libertà dell’Italia. Il prof. Magnano non è la prima volta che dedica i suoi studi alla ricostruzione della memora civile della sua comunità; è un autore e studioso locale di Melilli (SR) originario di Sortino e profondo studioso e conoscitore delle tradizioni iblee, fra queste il culto di S. Sebastiano a Melilli.

Sulle vicende di questo eroico figlio d’Italia è uscito, in queste settimane, nelle librerie il volume Sebastiano Pandolfo, Martire per la libertà. Carabiniere di Sortino. Medaglia d’Argento al Valore Militare, scritto da Paolo Magnano e pubblicato in bella veste editoriale dall’editore Carlo Morrone.

Il libro ricostruisce le vicende storiche che portarono l’Italia a una guerra fratricida che coinvolse i fascisti e i partigiani; quest’ultimi combattevano per la libertà e la democrazia dopo venti anni di regime fascista autoritario sotto il quale erano state cancellate tutte le garanzie e le regole democratiche.

In questo difficile contesto storico si inseriscono le vicende che coinvolsero Sebastiano Pandolfo, che operava come carabiniere territoriale a Fiesole, dove venne fucilato dai nazisti il 30 luglio 1944 dopo essere stato torturato.

Pandolfo era uomo del profondo sud che con il sacrificio della vita ha scritto una pagina gloriosa e indimenticabile. Anche se era un “figlio del fascismo “(infatti era nato a Sortino nel gennaio 1922, l’anno della marcia su Roma) e della cultura fascista che in quegli anni si radicava nel tessuto sociale permeando la coscienza della maggioranza degli italiani, lottò e sacrificò la vita per gli ideali di libertà.

Pandolfo era cresciuto all’ombra degli slogan mussoliniani che predicavano la guerra come catarsi per fare grande e potente l’Italia; era cresciuto a questa scuola, almeno fino all’età di dieci anni, quando aveva dovuto abbandonare gli studi per il lavoro nei campi.

E tuttavia il carabiniere sortinese aderì, poi, agli ideali di libertà e democrazia, che si affermarono con il sacrificio di migliaia di combattenti partigiani.

Quest’umile contadino, infatti, scelse di servire la Patria da un’ottica diversa: essere al servizio dei cittadini e della loro sicurezza.

Per questo scelse l’Arma dei carabinieri che fin dalla sua fondazione si era contraddistinta per i servizi resi alle comunità, innanzitutto la sicurezza.

Questi principi ispirarono l’azione di Pandolfo, soprattutto negli anni bui della repressione nazifascista, che colpiva indiscriminatamente inermi cittadini di ogni età.

Mise a servizio degli altri l’entusiasmo del giovane carabiniere, che cercava di dare sicurezza e coraggio ai cittadini di Fiesole, con un messaggio di solidarietà e di lotta contro gli oppressori nazifascisti.

Combatté sotto copertura gli occupanti tedeschi, che non si facevano scrupoli dei barbari metodi messi in atto contro inermi anziani, donne e bambini, che venivano massacrati indiscriminatamente.

Questo giovane carabiniere di Sortino era tanto cosciente del suo operato e dei rischi che correva, che, ad appena ventidue anni, sacrificò la sua vita per salvare quella dei suoi commilitoni e dei cittadini di Fiesole dove prestava servizio, città che sarà liberata il mese successivo.

Un sacrificio riconosciuto postumo dalla presidenza della Repubblica che lo insignì di medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Il sacrificio di Pandolfo coincise con la fine del fascismo e la liberazione dell’Italia del nord nove mesi dopo la sua fucilazione.

A questo eroico carabiniere di recente è stata intitolata la caserma, sede della stazione dei carabinieri di Ferla.

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