Continua l’effetto domino dell’inchiesta giudiziaria sulla sanità siciliana che, da Palermo a Siracusa, sta scuotendo la Regione sia politicamente che amministrativamente.
Ad oggi gli imputati, fra cui spiccano i nomi dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e del parlamentare nazionale Saverio Romano, si sono presentati con strategie difensive diverse davanti al Giudice per le indagini preliminari. Si attendono ora le determinazioni di quest’ultimo sulla richiesta di arresto avanzata dalla procura palermitana.
Nell’Isola intanto aumentano esponenzialmente coloro che si dichiarano sorpresi dal sistema di spartizione dei posti di potere contestato a Cuffaro. Il presidente della Regione, Schifani, ha così revocato gli assessori della “Nuova DC”, come se il loro partito fosse l’unico responsabile, a sua insaputa, del decadimento etico delle istituzioni siciliane.
I partiti dell’opposizione, dimentichi del fatto che fino a ieri hanno sostanzialmente condiviso il metodo di spartizione delle quote di bilancio, hanno annunciato che proporranno una mozione di sfiducia (pro-forma) nei confronti del presidente Schifani.
Insomma, in Sicilia sembra rivivere tra i politici la favola de Il re è nudo: quella in cui un sovrano, convinto di indossare un abito magnifico ma in realtà invisibile, veniva adulato dal popolo per la presunta bellezza dell’indumento proclamata per editto regio.
In questa storia la procura di Palermo appare come il bambino che ebbe il coraggio di dichiarare “il re è nudo”, risvegliando tutti dall’ipnosi collettiva.
Purtroppo, però, per i siciliani tutto questo non è una favola, ma la triste realtà. Non parliamo dei fatti giudiziari – non compete a noi il giudizio – ma politici: i malati e dei giovani in cerca di futuro sono le vittime sacrificali di tanta arroganza e pari ignavia.
E, come nota a margine ma tutt’altro che secondaria, resta la scelta — quanto meno discutibile — del nome del partito voluto da Cuffaro: pur nella parzialità delle intercettazioni utilizzate in quest’ultima inchiesta, non sembra affatto che si mirasse a realizzare i principi dei fondatori della originaria Democrazia Cristiana, richiamandosi a un partito che appartiene ormai a un contesto storico ben diverso dall’attuale.
Né, d’altra parte, i metodi adottati dagli altri cosiddetti partiti “moderati” — di centro, di destra e di sinistra — mostrano davvero un’ispirazione al popolarismo nazionale promosso dal siciliano Luigi Sturzo: la ricerca della “forza” fornita dai numeri elettorali finisce infatti per entrare in conflitto con la “libertà” necessaria a garantire l’autonomia statutaria indispensabile allo sviluppo dei territori.
Ma questa, appunto, è un’altra storia…
- Nella immagine in evidenza la “Sala d’Ercole, sede del “Parlamento Siciliano”.
