CATANIA – Dare seguito “Al cuore della democrazia“, tema della “Settimana sociale” del 2024 a Trieste: questo, per tanti versi, il filo conduttore del convegno organizzato dalla Conferenza dei Vescovi Siciliani, lo scorso sabato, a Catania su: “Partecipazione e corresponsabilità, per dare speranza alle emergenze della Sicilia”.  Tre organismi della C.e.si., l’ufficio di pastorale sociale e del lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato, l’osservatorio giuridico legislativo e la Consulta regionale delle aggregazioni laicali hanno cercato un confronto con alcuni esperti/testimoni per dare valenza, appunto, alla “speranza”.  I lavori sono stati coordinati dalla direttrice dell’Ufficio regionale per i problemi sociali ed il lavoro della C.e.si. Luisa Capitummino.

Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, presidente della commissione della Conferenza Episcopale Siciliana (C.e.si.) per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e presidente del comitato scientifico e organizzatore delle “Settimane Sociali dei Cattolici in Italia“, ha introdotto i lavoro sottolineando alcuni dei problemi della Sicilia, tra lavoro e sfruttamento, ma pure le morti bianche, come segno di precarietà del lavoro e della povertà nella formazione, ma anche l’impegno dei laici, la loro responsabilità: “Se manca una visone di futuro, non riusciremo a coniugare il passato con il presente. A progettare e profetizzare tempi migliori”, ha detto. Il tema dello spopolamento è stato sollevato da mons. Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù e delegato per la Sicilia per il problemi sociali, del lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato. Il numero sempre più crescente di persone, specie giovani, che va a vivere in altre città del nord o all’estero, crea un vuoto nei nostri territori, ma anche un impoverimento culturale, sociale. Non basta promuovere l’acquisto delle case dei centri storici ad un euro (e comunque a prezzi di mercato ampiamente al di sotto del valore venale reale) e solleticare il privato che investa per la ristrutturazione, occorrono pure i servizi che negli anni sono venuti meno. Far si che la politica provveda pure di “programmare lavoro”, per far rimanere i giovani nel territorio siciliano, il primo passo da fare. Anche per l’argomento siccità, mons. Salvatore Rumeo, vescovo di Noto e delegato per i laici, ha sottolineato la necessità cogente di interventi strutturali e programmati per garantire “sorella acqua” per le necessità della cittadinanza e l’irrigazione dei terreni agricoli. Gli esperti che nella giornata si sono alternati hanno fatto una dettagliata analisi per ciascun tema, nelle tre piazze tematiche predisposte, lasciando poi spazio agli interventi del centinaio circa di iscritti, provenienti da tutte le diocesi isolane.  L’approfondimento pomeridiano, su “Povertà educativa, giovani, violenza e periferie”, ha suscitato grande interesse per le considerazioni dei relatori, il dott. Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, ed il prof. Carlo Colloca, associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università di Catania, che hanno fatto un’analisi dei progetti che negli anni, soprattutto a Catania, sono stati avviati dall’Università, ministeri, prefettura in co-progettazione e co-programmazione con il Comune, l’Asp, gli enti del terzo settore, la diocesi di Catania con la Caritas e la collaborazione delle parrocchie, ed altri enti che hanno contribuito per “dare speranza” al territorio ed alle persone del territorio. E’ il modello del progetto “Liberi di scegliere” che è stato anche preso a paradigma dal Governo per applicarlo alle emergenze di Caivano, per esempio.

Tra i contributi più interessanti, la significativa testimonianza di don Ivo Pasa, sacerdote dell’opera don Calabria (comunità religiosa fondata da don Giovanni Calabria, 1907 per la ricerca del Regno di Dio prendendosi cura dei figli di Dio e delle loro fragilità), fondazione presente da tempo a Palermo e da alcuni mesi anche a Catania. Tra le tante iniziative vissute nel territorio di Palermo, la cosa che ha fatto ritrovare tutti nella testimonianza del sacerdote è -appunto- la “corresponsabilità”: “Ciascuno, singolo o associazione, struttura educativa, facendo qualcosa, si sente -ha detto- pure bravo ; se si fa da soli magari potrebbe riuscire ad essere più veloci nella realizzazione, ma se camminiamo insieme possiamo fare grande il futuro dei ragazzi”. Temi che per il loro impatto concreto nel sociale, nel nostro sociale, certamente meriterebbero giorni e giorni di analitico approfondimento. Ma cosa può far germogliare l’intensa giornata di sabato scorso, concretamente? Secondo don Claudio Magro, responsabile diocesano della pastorale per i problemi sociali e del lavoro, “occorre proseguire nell’impegno di ciascuno nel territorio, negli ambiti specifici, del proprio lavoro, professione, missione in quanto, pur con le tante criticità che la nostra terra presenta, è vero che tante e ricche sono le risorse, legislative ed economiche, oggi a disposizione per potersi impegnare con proficuità a proseguire con quei processi già avviati o da avviare, con lo stimolo di avere a cuore l’attenzione per la persona ed il desiderio di vita nuova”.

 

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