Il Commissario dello Stato in Sicilia impugni la legge di bilancio regionale

Ancora una volta il Paese assiste, sostanzialmente inerme, all’approvazione di leggi finanziarie che contengono disposizioni riferite in modo puntuale ai collegi elettorali dei singoli parlamentari. Non si tratta soltanto di una prassi discutibile sotto il profilo etico e politicamente clientelare, ma di un’impostazione che presenta profili di dubbia legittimità costituzionale, se è vero — come è vero — che le leggi dovrebbero avere carattere generale e astratto, rivolgendosi all’universalità dei destinatari e non a gruppi circoscritti di beneficiari.

Il quadro si aggrava se si considera che i parlamentari non sono più eletti direttamente dagli elettori, ma di fatto nominati attraverso le liste bloccate, con il risultato di una crescente autoreferenzialità della rappresentanza politica e di un progressivo allontanamento dal Paese reale, come testimonia l’elevato tasso di astensionismo.

In una fase storica segnata dal riemergere di pulsioni imperiali e autoritarie, le democrazie mature hanno un dovere imprescindibile, se non vogliono riportare indietro le lancette della storia: contrastare in modo sistematico ogni forma di corruzione, che rappresenta un indicatore rivelatore — una vera e propria cartina di tornasole — della decadenza dei Paesi opulenti, spesso ricchi di beni e servizi ma poveri di prospettive. In assenza di questo impegno, diventa illusorio pensare di poter ambire a qualunque “medaglia olimpica” di civiltà, indispensabile per garantire un futuro credibile alle nuove generazioni.

E se non dà l’esempio chi è chiamato a dettare le regole, chi potrà farlo?

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