Spagna, 1939. Negli ultimi giorni della sanguinosa guerra civile, in una landa desolata sorgono le mura di un orfanotrofio gestito da Casares e Carmen, che si prendono cura di un gruppo di bambini orfani di genitori repubblicani. Ad aiutarli ci sono Conchita e Jacinto, figure ambigue che celano un pericoloso segreto. Nel grande cortile dell’edificio giace un enorme ordigno inesploso, silenzioso e minaccioso, come se dormisse.
Un giorno arriva Carlos, dodicenne, subito preso di mira dai coetanei e costretto a subire atti di bullismo. Ma non è l’unica presenza ostile: il ragazzo inizia a percepire Santi, il fantasma di un bambino che viveva nell’orfanotrofio e scomparve la notte della caduta della bomba.
Qui mi fermo, lasciando a voi la scoperta di questa meraviglia, giunta in Italia con diversi anni di ritardo, complice il successo planetario de Il labirinto del fauno. La spina del diavolo è una storia di formazione in pieno stile Del Toro, capace di trasformare una vicenda già raccontata molte volte in una favola gotica dai risvolti metafisici e da una forte componente politico-sociale. Un cinema lontanissimo da un genere horror spesso ripiegato su se stesso, salvo rare eccezioni.
Impeccabile la ricostruzione della Spagna dilaniata di quegli anni, così come la critica lucida alla follia della guerra, intrecciata a una ghost story che diventa fiaba allegorica sulla fanciullezza perduta e sulla stupidità degli adulti. In un contesto simile, inquieta più la vista della bomba inesplosa che il fantasma del povero Santi, in cerca di pace.
La spina del diavolo funziona su diversi livelli di lettura: come classica storia di fantasmi e come racconto di un preciso momento storico. Questo connubio diventerà il filo conduttore della carriera di Guillermo del Toro. Con questo film, infatti, il regista messicano lascia già intravedere la materia di cui è fatto il suo cinema, all’interno di una filmografia finora impeccabile.
Sul nostro giornale online trovate anche la recensione di Nightmare Alley – La fiera delle illusioni. In realtà, però, tutti i film di Del Toro sono caldamente consigliati.
Buona visione.
