Oggi le pagine interne dei giornali siciliani riportano due notizie di importanza cruciale per lo sviluppo del sistema sociale italiano.
La prima riguarda la preoccupazione dei partiti di opposizione per l’accelerazione impressa dalle regioni del Nord al percorso verso l’autonomia differenziata, a discapito dei livelli essenziali delle prestazioni per le regioni del Sud.
La seconda è la proposta di un’“Alleanza per restare”, lanciata a Caltanissetta dall’Associazione dei Comuni siciliani, presieduta da Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni. L’iniziativa è nata nel corso dei lavori della seconda Conferenza regionale sulle politiche giovanili.
Quanto scrivevamo da tempo su queste colonne trova ora conferma nei dati del Centro studi Svimez: 200 mila giovani emigrati in dieci anni, 70 mila dei quali laureati, con un progressivo squilibrio demografico che vede gli over 65 più che raddoppiare rispetto ai quindicenni. Con un’aggravante: oltre a perdere il futuro attraverso l’emigrazione giovanile, stiamo perdendo anche le radici, con i genitori dei nuovi emigrati con il trolley – raccontati in una commovente pubblicazione dal nostro Giuseppe Matarazzo, Cu nesci arrinesci – che seguono i figli per accudire i nipoti.
Ben venga, dunque, questa rinnovata consapevolezza del dramma che attraversa le nostre aree interne, ricche di bellezza ma segnate da vincoli mentali e strutturali. Interessante anche il dibattito avviato dalla Conferenza episcopale italiana con il documento sulle “aree interne”, che approfondiremo nelle prossime settimane.
Ammettere che il problema esiste è già un primo passo verso la soluzione. Ora occorre trovare al nostro interno risposte concrete, superando le consuete lagnanze verso il Nord. Un ulteriore passaggio consiste nell’eliminare gli sprechi della spesa pubblica per indirizzare le risorse in modo efficace, anziché alimentare i tradizionali meccanismi clientelari che soffocano le amministrazioni e penalizzano i “sognatori” desiderosi di restare nella propria terra.
A proposito di sogni, è davvero così difficile ottenere una fiscalità di vantaggio per i pensionati italiani che oggi scelgono di trasferirsi all’estero, per esempio in Turchia? Emblematico il caso di Rosario Crocetta di cui ha parlato La/, con i suoi emolumenti percepiti come ex parlamentare europeo ed ex presidente della Regione. Aggiornando una proposta già avanzata in passato sulle pagine di Cammino, queste terre potrebbero diventare per l’Italia ciò che la Florida è per gli Stati Uniti, recuperando almeno in parte l’altissimo costo sociale ed economico sostenuto dalle famiglie meridionali per formare capitale umano destinato al sistema produttivo del Nord.
Un simile intervento potrebbe incentivare il recupero dei centri storici oggi svenduti a un euro, stimolare investimenti nella sanità territoriale, nell’accoglienza turistica e nei servizi, generando un circolo virtuoso di sviluppo.
È solo un sogno? Ma se si sogna in due, è già mezza realtà.
