Riceviamo dal Gruppo Scout ASCI Palazzolo A.1 e volentieri pubblichiamo questa testimonianza in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026)

A poche ore dalla conclusione della prima ostensione pubblica delle spoglie mortali di San Francesco d’Assisi, capi e adulti del Gruppo Scout ASCI Palazzolo A.1 tracciano un bilancio di quanto vissuto qualche settimana fa.

«Non è stato facile condividere le fortissime emozioni provate e ci è stato necessario qualche giorno di silenzio per lasciare sedimentare il tutto: dagli incontri inattesi alle testimonianze ascoltate, dagli affreschi contemplati fino all’incontro con quel seme, Francesco, che sì… vive ancora».

Gli scout, ripercorrendo i luoghi dei santi Francesco d’Assisi e Chiara d’Assisi, ne hanno rievocato le vicende umane e spirituali, incontrando i frati di San Damiano, un teologo specializzato in francescanesimo e la badessa delle suore che custodiscono la casa di Santa Chiara. Queste hanno donato, oltre alla loro testimonianza nell’oratorio, anche la possibilità di varcare la “porta del morto”, da cui Chiara fuggì di casa.

Ogni esperienza è stata accomunata dalla riflessione su come l’amore sia una risposta personale all’iniziativa di Dio, che opera continuamente in ciascuno. «Francesco è stato esaudito nella sua preghiera, ma non nel modo che si aspettava. Vogliamo lasciarci stravolgere dall’Amore».

Ampio spazio è stato dato alla spiritualità della strada e al Metodo Scout. Particolarmente emozionante è stata la Caccia Francescana, esperienza proposta ai Lupetti e realizzata nel bosco sacro dell’Eremo delle Carceri, immerso nella natura del monte Subasio. Qui si è voluta evocare l’impressione delle sacre Stimmate e la conformazione “dell’amante nell’Amato”. Questo è stato il preludio per varcare la soglia della Porziuncola e venerare il luogo del beato Transito: «Entrare alla Porziuncola è stato uno shock emotivo, un intreccio di sensazioni talmente intense da risultare difficili da raccontare e descrivere appieno».

L’incontro con le spoglie di San Francesco d’Assisi è stato l’apice di un pellegrinaggio impegnativo: l’attesa, condivisa con una moltitudine ordinata e paziente, nei cui volti si leggevano speranze comuni a ogni uomo; il percorso iconografico nella Basilica Inferiore, proposto dai frati conventuali; l’analogia tra il chicco di grano che muore e quel corpo consumato, sepolto nel cuore delle rocce del Subasio; il timbro dell’avvenuto pellegrinaggio e il rinnovo delle promesse battesimali.

«È stato un toccare con mano, un incontro non con un personaggio leggendario e lontano, ma con un amico». Emozionante è stato anche consegnare la preghiera composta per l’occasione e firmata dal Primo Cittadino di Palazzolo, a nome della comunità montana.

Cosa ha lasciato questo pellegrinaggio, al di là delle emozioni? «Una nuova prospettiva si apre nel mio servizio educativo, una motivazione in più. Sono tornata a casa. Ma Assisi è un luogo dove si accende un bisogno: ritornerò, ritorneremo presto».

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