In occasione della festa di San Giuseppe lavoratore, l’Arcidiocesi di Siracusa rilancia il valore del lavoro come strumento di pace, dignità e costruzione della comunità. È il senso della lettera inviata ai parroci, sacerdoti, religiosi e diaconi dal direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, don Claudio Magro, in vista delle celebrazioni del Primo Maggio e per tutto il mese di maggio.
Nel documento, datato 23 aprile, memoria di San Giorgio martire, viene richiamato il messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che invita a riflettere sulle conseguenze dei conflitti bellici sul mondo del lavoro e sulle nuove fragilità che attraversano l’attività umana. «L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa», si legge nel testo, che sottolinea come ogni esperienza lavorativa – dall’agricoltura agli uffici – possa contribuire alla costruzione del bene comune e della pace.
Da qui l’appello a «smontare le lance per farne aratri», recuperando la vocazione più autentica del lavoro: creare relazioni buone tra le persone e con il creato. Una responsabilità che riguarda anche le nuove generazioni, chiamate a non cedere alla cultura della violenza e della vendetta.
Per accompagnare le comunità parrocchiali nelle celebrazioni del Primo Maggio, l’Ufficio diocesano ha predisposto uno schema di preghiera dei fedeli tratto dal sussidio della Cei. Tra le intenzioni proposte, particolare attenzione viene riservata ai lavoratori sfruttati o precari, ai giovani senza prospettive occupazionali, alle famiglie in difficoltà e alla necessità di un’economia più giusta e solidale. Non manca il richiamo alla custodia del creato, perché il lavoro umano «non distrugga la terra ma la custodisca con responsabilità».
Nella lettera trova spazio anche il cammino del Progetto Policoro, che quest’anno propone come figura-testimone la beata Armida Barelli, proclamata tale da papa Francesco nel 2022. Donna protagonista del laicato cattolico del Novecento, Barelli viene indicata come esempio di collaborazione, capacità educativa e costruzione di relazioni generative, soprattutto per il mondo femminile. «Oggi ci dice quanto sia importante mettere in campo la capacità di collaborare, di essere perno in un team», ricorda il documento citando un intervento pubblicato da Avvenire nel 2022.
