Cassibile – La cittadina di Cassibile sorge a circa 14 km da Siracusa, vicino la località balneare di Fontane Bianche. Le sue origini risalgono al II secolo dell’età del bronzo, come si evince dalle numerose tombe, circa 2000, scavate nella roccia a nord ovest del paese. Il territorio di Cassibile è una zona archeologica di non poco rilievo: lo attestano molti reperti che si conservano tutt’oggi nel museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Nel 1093 Cassibile viene anche ricordata dal Papa Urbano II in una sua Bolla. Gli ultimi dati storici ricordano i marchesi Pulejo, i quali eressero nel 1870, per l’esercizio del culto religioso dei loro dipendenti, una graziosa chiesetta di stile ottocentesco dedicata alla Sacra Famiglia, al cui interno sono ancora oggi conservate numerose opere d’arte. Tale chiesa è stata aperta al culto fino all’edificazione dell’attuale chiesa di San Giuseppe. Cassibile viene ricordata anche nei libri di scuola perché, il 3 settembre del 1943, vi venne firmato l’ armistizio che sancì la resa incondizionata dell’ Italia agli alleati, durante la seconda guerra mondiale. Oggi Cassibile conta una popolazione di circa 7000 abitanti e il centro del paese è proprio la chiesa di San Giuseppe. La chiesa fu costruita su un terreno donato dall’allora Barone San Lio nel 1931. Nel tempo la chiesa ha subito varie modifiche, quella che vediamo oggi fu consacrata il 19/03/1980 dall’Arcivescovo mons. Calogero Lauricella.

In diretta su Radio Maria nel ricordo di don Salvatore Arnone.

Dalla parrocchia San Giuseppe, lo studio mobile di Radio Maria di Siracusa ha trasmesso, giovedì 30 aprile 2026, il Santo Rosario, i Vespri e la Santa Messa, in diretta sulle frequenze di Radio Maria.

Ha presieduto la liturgia l’ amministratore parrocchiale don Salvatore Tanasi, con il diacono Pasquale Randazzo. Numerosa è stata la partecipazione dei fedeli.

Il ricordo e la preghiera sono stati rivolti in particolare a don Salvatore Arnone, parroco di San Giuseppe, venuto a mancare il 29 agosto 2025.

Nel corso dell’ omelia, don Salvatore Tanasi si è soffermato ad approfondire la lettura e il Vangelo del giorno.

“ La prima lettura della liturgia di oggi, ci presenta il discorso che Paolo tiene nella sinagoga ad Antiochia di Pisidia. È il terzo grande discorso che c’è negli atti degli apostoli dopo quello di Pietro a Pentecoste e quello di Stefano davanti al sinedrio. Paolo annuncia Gesù come compimento della promessa a Israele. Egli evidenzia come sia Dio a guidare la storia verso la sua promessa. Il testo ci fa vedere le nostre radici. Se noi non conosciamo la promessa di Dio a Israele non entriamo in questa promessa e se non entriamo in questa promessa, non siamo cristiani. C’è una continuità tra Israele e la chiesa: in entrambi scorre la stessa linfa, la promessa di Dio. Lo stesso unico Dio che promette lo stesso unico Messia. Se noi non siamo attaccati a questa storia, siamo come un albero staccato dalle radici, non facciamo frutto. Il cristianesimo, cioè, diventa un’ideologia, mentre deve essere una storia, una promessa che deve realizzarsi man mano anche nella tua vita.”

Continua don Salvatore:

“Mi piace sottolineare con voi, l’espressione che Paolo utilizza all’inizio del suo discorso, dice “uomini di Israele e voi timorati di Dio, ascoltate“.

Anzitutto Paolo invita all’ascolto: “ascoltate“. Ascoltare cosa? La storia della salvezza. Questa storia non si è conclusa, continua ancora oggi e noi siamo inseriti in questa storia, in questo flusso di grazia. È nell’oggi, nella nostra vita quotidiana che siamo chiamati a diventare Santi, a vivere questa figliolanza divina, in mezzo alle prove della vita, alle difficoltà, ai momenti belli e a quelli meno belli. Oggi, in questa storia, Dio continua ad amarci, a guidarci e a prendersi cura di noi. A noi il compito di aprire il cuore a lui per farlo dimorare in noi.”

Approfondendo il Vangelo del giorno, don Salvatore ha spiegato: “ Siamo nel contesto dell’ultima cena, Gesù dopo essersi cinto del grembiule e aver lavato i piedi ai suoi discepoli, li invita a vivere la beatitudine del servizio fatto amore vicendevole. Li invita non solo a comprendere ma a praticare. Inginocchiandosi davanti ai discepoli per lavare loro i piedi, Gesù si dona a loro, realizzando il gesto della sua morte in croce. Umiliandosi davanti a loro, li invita a entrare nella pienezza del suo amore e a donarsi reciprocamente. Con l’invito a imitare nella vita il suo esempio, Gesù si rivolge ai discepoli e in particolare a colui che stava per tradirlo. Il pensiero che uno dei suoi lo avrebbe tradito amareggia profondamente Gesù. Il suo amore, tuttavia, abbraccia tutti e non esclude neanche il suo traditore dai gesti di bontà e di Servizio. Si preoccupa solo che gli altri discepoli non subiscano lo scandalo che provocherà il tradimento di Giuda e cerca così di prevederlo citando un passo della scrittura “colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno“.

E Conclude: “Carissimi fratelli e sorelle, il Padre manda il Figlio, il Figlio manda i suoi discepoli e dunque tutti noi. Ci manda ad annunciare la gioia del Vangelo, ci manda ad annunciare l’amore sconfinato del Padre celeste. Lo  stile del discepolo è però, quello del Maestro, dunque lo stile dell’umiltà e del servizio. Non basta parlare, occorre praticare. Non basta pensare, occorre agire. Gesù ha detto “sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica“. L’augurio per tutti noi è che possiamo essere testimoni del Risorto non solo con le parole, ma soprattutto con le opere.”

Al termine della celebrazione, don Salvatore Tanasi ha ricordato con piacere quando anni fa, da seminarista,  ha testimoniato, in occasione di un rosario dei giovani in diretta su radio Maria, la sua vocazione e la chiamata a dire sì al Signore. È oggi un grande piacere poter trasmettere su Radio Maria da sacerdote, presiedendo l’ Eucaristia.

Prossimo appuntamento sui microfoni di Radio Maria dalla nostra Arcidiocesi: venerdì 22 maggio, festa di Santa Rita, dalla parrocchia San Bartolomeo apostolo- Chiesa Madre di Floridia.

Condividi: