Magnifica Humanitas – è questo il titolo della prima lettera enciclica di Papa Leone XIV, dedicata al tema della «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» – è un’opera destinata a incidere profondamente sul dibattito attuale riguardante i progressi raggiunti dalle nuove tecnologie nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica e la loro incidenza nel sistema di valori e di pratiche che, da secoli, si esprime nella relazione fra fede, persona umana e società.
L’enciclica è stata pubblicata lunedì 25 maggio scorso e reca la firma del Pontefice in data 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. La presentazione di Magnifica Humanitas ha avuto luogo il giorno stesso della pubblicazione nell’Aula del Sinodo, alla presenza dello stesso Leone XIV. Ad essa hanno partecipato teologi, filosofi e scienziati provenienti da tutte le parti del mondo.
Una constatazione significativa riguardante la promulgazione dell’enciclica è stata la reazione del web alla notizia: la ‘keyword’ «Magnifica Humanitas» ha raccolto infatti un ‘mood’ – una disposizione – favorevole all’86,5% (fonte Arcadia®). In un contesto globale in cui l’IA è spesso percepita come un fattore ambivalente – promessa di progresso ma anche fonte di inquietudini – l’intervento del Papa viene accolto come un importante riferimento e la conferma di un’autorevole interpretazione del ruolo di guida morale e culturale.
Le ‘emoji’ più utilizzate dagli utenti si sono depositate in una narrazione potentissima in cui convergono spiritualità, tecnologia, fede, bisogno di risposte e attesa, espressa nel linguaggio sintetico con cui la rete interpreta l’incontro tra la millenaria tradizione religiosa e il prodotto più all’avanguardia dell’innovazione digitale.
L’interesse dell’opinione pubblica mondiale, non solo cattolica, testimonia che ‘Magnifica Humanitas’ è non soltanto un documento ecclesiale, ma un testo destinato a influenzare il dibattito internazionale sulla dignità umana, sulla tecnologia avanzata e sul futuro della civiltà.
Il tema dell’IA non è nuovo al pontificato di Prevost: «Un potenziale immenso che richiede responsabilità e discernimento» ha affermato in uno dei suoi discorsi, sottolineando la pervasività degli algoritmi che «premiano emozioni rapide e penalizzano espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprensione e riflessione».
Nei cinque capitoli che costituiscono il testo (Un pensiero dinamico fedele al Vangelo; Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa; Tecnica e dominio; Custodire l’umano nella trasformazione; La cultura della potenza e la civiltà dell’amore) si palesa un pensiero che si fa carico dell’enormità di senso e di significato della tradizione della Chiesa nel suo rapporto con la persona umana e che con coraggio affronta le «res novae» senza condannare né demonizzare, ma cercando di individuare una via attraverso la quale le nuove tecnologie non arrivino a un punto di non ritorno, bensì convergano in un progetto comune di rigenerazione che interpelli l’umano in tutte le sue forme e che disegni un ecosistema a dimensione dei viventi.
Il Papa riferisce due episodi, due «icone bibliche» tratti dalla Genesi e dal Libro di Neemia, per «discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale» senza precipitare nel baratro del folle orgoglio che portò l’umanità a erigere la torre di Babele per toccare il cielo, ma per costruire le nuove mura di Gerusalemme, dopo la distruzione e la devastazione, partendo non dalle pietre, ma dal collante dell’amore verso l’uomo e verso Dio.

Nel tempo della guerra totale e delle dittature tecno-finanziarie, la ‘lettera’ del Pontefice rappresenta, anche per laici e non credenti, un testo su cui riflettere e ripensare «dinamicamente» – in senso, cioè, non solo contemplativo ma soprattutto operativo – intorno ai temi che più aggrediscono la società in questo tempo: guerre, disparità sociali, crisi ambientale, secolarizzazione, relativismo.
Non si può restare a guardare davanti all’avanzare di un pensiero destituente che ha scardinato le fondamenta della civiltà. Le parole del Papa, dopo decenni di dittatura del ‘pensiero debole’, anche dentro il mondo della Chiesa, rappresentano un richiamo forte al pianeta perché si riappropri della propria dignità e della propria vocazione alla bellezza, alla spiritualità, alla trascendenza, ricostruendo mattone dopo mattone la Città dell’uomo sul modello della Città di Dio.
Il tema agostiniano vibra tra le pagine di questa enciclica, innervando i temi più urgenti dell’agenda del nuovo Papa ai grandi temi della Chiesa, che passano dall’aggiornamento della Dottrina sociale della Chiesa, tema ‘leonino’ per eccellenza, alla riflessione escatologica, senza dimenticare i grandi pensatori occidentali, dal Platone della ‘VII Lettera’ a Romano Guardini e Hannah Arendt.
Con una scrittura lucida, limpidissima, dalla quale traspare un’intelligenza prismatica, carsica, imbibita di grazia e di assoluto, di umiltà e di minimalismo, il Papa fa refluire lungo l’alveo del suo ragionamento il magistero della Chiesa, la parola innocente del Cantico di Francesco, la trepidazione di San Giovanni Paolo II e di Papa Francesco per gli ultimi e i diseredati delle periferie del pianeta; e, ancora, la teologia forte di Papa Benedetto XVI, la tradizione agostiniana della Chiesa, assetata di dubbio, di mistero, di umanità.
E, per tale ragione, sempre in cammino, sempre in rinascita, sempre umana.
