PALAZZOLO ACREIDE – Successo di pubblico, e non solo, per “Processo a Cassandra” che venerdì scorso è stato messo in scena al teatro greco di Akrai, nell’ambito di “Palazzolo è”, auspice il Rotary club cittadino presieduto da Donata Caristia. Tanta gente sui gradoni per assistere al dibattimento che ha permesso di riportare “in vita” la vicenda, non solo giudiziaria, di Cassandra Politi nella Palazzolo Acreide del XIX secolo. Una vicenda dove amore, tradimento, l’accusa di adulterio, e quant’altro annesso e connesso si intrecciano in maniera pregnante. “Attraverso la formula avvincente del teatro-processo — con accusa, difesa, un giudice e la voce viva di Cassandra —siamo tutti chiamati -sottolinea Donata Caristia- a essere spettatori e, in qualche modo, giurati. Un nome, Cassandra, che porta con sé il peso di un destino emblematico. Come la Cassandra del mito greco — custode della verità ma condannata a non essere mai creduta, emarginata da una società incapace di ascoltarla — anche Cassandra Politi si è trovata imprigionata nelle maglie rigide dei pregiudizi, delle convenzioni e delle ipocrisie del suo tempo e ha vissuto sulla propria pelle il giudizio di una società pronta a giudicare prima ancora di comprendere. Vittima di accuse e isolata, rappresenta la condizione di tante donne della storia: piegate dalle circostanze, ma mai domate nello spirito. Non soltanto un dibattimento giudiziario o una rievocazione storica. Siamo tutti chiamati a interrogarci sul valore della verità, sul peso dei giudizi affrettati e, soprattutto, sul rispetto dovuto alla dignità della donna in ogni epoca, un’occasione unica per riflettere sulle complessità della giustizia, sulle incomprensioni della storia e, ancora una volta, sulla voce delle donne; se guardiamo alla storia dell’umanità, ci accorgiamo che per secoli il filo conduttore della vita di tantissime donne è stato uno solo: il silenzio. Un silenzio imposto, subito, talvolta scambiato per rassegnazione o debolezza. Anche nel nostro presente, spesso, la condizione della donna porta i segni di quegli antichi retaggi. Oggi le donne non sono più invisibili, ma spesso sono ancora inascoltate. Viviamo in un mondo in cui la voce di una donna che denuncia, che sogna o che semplicemente sceglie il proprio destino, deve fare il doppio della fatica per farsi spazio tra il brusio del pregiudizio. Eppure, siamo qui per testimoniare il cambiamento che la forza, il coraggio e la determinazione delle donne stesse pretendono. Mettere in scena il Processo a Cassandra oggi significa restituire finalmente ascolto trasformando la storia in un messaggio di riscatto e di consapevolezza per il presente. Non facciamo solo memoria. Facciamo un atto d’amore e di giustizia”. Alla fine gli applausi, convinti e scroscianti, del pubblico presente. Luca Marino

